S. Maria di Costantinopoli
L'isolato,
monastero e chiesa, degli anni 1764-66, é una delle viventi
memorie di S. Alfonso. II monastero ebbe la prima fondazione nel 1650
intorno ad una chiesetta cinquecentesca intitolata a S. Maria di Costantinopoli.
Fino
al 1710 ospitò le monache del Terz'Ordine di S. Francesco e
fu restaurato e ampliato nel 1758. S. Alfonso ne completò i
lavori. Nel 1766 vi entrarono le monache redentoriste venute da Scala,
sotto la guida della m. Maria Raffaella, che vi hanno dimorato ininterrottamente,
vivendo in preghiera, povertà e lavoro per la redenzione del
mondo.
La
clausura non consente la visita all'interno del monastero. Sono tuttavia
visitabili l'atrio del monastero e alcune stanze all'ingresso. La
chiesa sorge sul sito dell'antica chiesa di S. Bartolomeo de Ferrariis.
La facciata fu aggiunta nel 1771 per rendere il coro più ampio,
essendo cresciuto il numero delle monache.
L'interno
é a navata unica di stile barocco, con quattro piccole cappelle
laterali: a destra, la prima é dedicata a S. Agostino e la
seconda a S. Alfonso; a sinistra, la prima dedicata al Sacro Cuore
e la seconda alla SS. Trinità. La cappella del transetto sinistro
é dedicata al Redentore ed é di fronte al coretto delle
monache, affinché sia sempre sotto i loro sguardi.
L'altare
maggiore é del 1853. Al di sopra di esso, la grande tela presenta
S. Maria di Costantinopoli con S. Giuseppe e S. Teresa d'Avila. Le
tele furono dipinte nel 1775 da Pasquale de Luce. II ritratto di S.
Alfonso, dipinto tra il 1836 e il 1839, é attribuito a Francesco
De Mita. II pavimento, formato di mattoni e maioliche, é coevo
alla costruzione della chiesa.
Prima
di uscire dalla chiesa, immagina S. Alfonso sull'altare.
La cupola della Chiesa di Nel silenzio ne potresti ascoltare ancora
lo voce intenso e paterna S. Francesco dAssisi, vasto che dice: "Chi
prego si salva". E il salmodiare lento e pacato delle complesso
composto da monache, che per quasi due secoli e mezzo si é
diffuso in questo chiesa e convento mistica penombra, ti invaderà
il cuore e ti parlerà di pace.
S. Francesco d'Assisi
È
un vasto complesso composto da chiesa e convento, appartenuto ai Frati
Minori Conventuali, che vennero a Sant'Agata nel 1267. La chiesa si
offre al visitatore
con la sua facciata barocca e il campanile con orologio e cuspide
maiolicata, dì freschissimo restauro. Anche l'interno è
barocco. La sistemazione attuale di tutto il complesso é settecentesca.
È visitabile il chiostro, cui si accede attraverso il grande
portale del 1747. AI centro, la bocca della cisterna. Alcune monofore
cieche, testimoniano la struttura gotica della prima costruzione.
II controsoffitto della chiesa é dì legno, a modo di
cielo stellato, dipinto in oro e azzurro. AI centro, una tela del
1650 con S. Francesco in estasi.
Subito
a sinistra della controfacciata, puoi ammirare il sepolcro del conte
Ludovico Artus, morto nel 1370. Sul coperchio la sua immagine in rilievo;
a fronte, nei tre tondi, il Cristo morto, la Vergine dolente e S.
Giovanni evangelista; ai lati, S. Ludovico di Tolosa e S. Luigi IX
di Francia. II sarcofago é sormontato da un arco gotico. II
pavimento fu messo in opera con mattoni e maioliche dal ceramista
Giuseppe Massa nel sec. XVIII. Gli altari laterali, a sinistra, sono
dedicati alla Pietà, a S. Caterina, alla Madonna della Grazia;
a destra, la Tavola dell'Annunciazione dei Giaquinto del 1702. In
fondo all'abside, la grande tela con S. Francesco che riceve le stimmate.
In alto, il ciclo di affreschi del Giaquinto del 1703, con episodi
tratti dalla storia biblica. Il coro, il pulpito e la cantoria sono
opera del falegname mastro Alessandro Massa, che li intagliò
tra la fine del sec. XVIII e l'inizio del sec. XIX. II convento, dopo
la soppressione nel 1809, é ora
proprietà
del Comune. D'estate vi si tengono concerti o incontri culturali.
Nonostante
fosse anziano, S. Alfonso fu sempre animato, intenso fervore religioso.
Appena arrivato a Sant'Agata indisse dell'episodio biblico una missione
popolare e percorse tutta la vasta diocesi procedendo a visite pastorali
per incontrare i fedeli e gli umili. Instancabile, non voleva far
mancare a nessuno il Pane eucaristico né la parola di Dio.
Fu, anche da vescovo, predicatore eccezionale. Riteneva che la predica
dovesse essere facile per arrivare diritto al cuore della gente. In
questa chiesa, ogni Venerdì del mese di marzo, S. Alfonso veniva
a predicare al popolo e muoveva i cuori a pentimento e commozione
con il canto della Passione: "Gesù mio, con dure funi".