Le vicende della città

L'origine di Sant'Agata dei Goti è incerta. I primi reperti archeologici sono databili a partire dal sec. VI a. C. Dal sec. V vi si stanziarono i Sanniti e dal I a.C. fino al V secolo d.C. fu incorporata dai Romani.

Gli storici locali la vogliono erede dell'antica Saticula, gloriosa città dei Sanniti, e ne fanno risalire il nome ad una colonia di Goti che prese possesso delle antiche rovine di Saticula dopo la sconfitta subita presso il Vesuvio nell'anno 553 d.C. In realtà la storia dell'attuale insediamento urbano potrebbe cominciare con i Longobardi che all'inizio del sec. VII scelsero come sede di gastaldato quel piccolo centro sorto intorno alla chiesetta dedicata a S. Agata, martire cristiana nel 248-50 d.C., da cui poi prese il nome l'abitato. Secondo altri studiosi, invece, la denominazione più che ai Goti é forse da riferire alla famiglia Gott (o Agoth) che nel 1332-1333 ebbe in feudo la città.

Sant'Agata non conobbe incremento demografico ed espansione urbanistica se non sotto i Normanni, che vi dominarono dalla seconda metà del sec. XI alla fine del secolo successivo. In questo periodo furono costruiti il castello, la nuova cattedrale con la cripta, la chiesa di S. Angelo de Munculanis e la chiesa di S. Menna, che fu consacrata dal Papa Pasquale II nel 1110.

L'attuale tessuto urbano é rimasto quello medievale. Molte chiese sono però scomparse dall'originario insediamento anche se i loro titoli e la loro ubicazione ci testimoniano dell'ascesa sociale di diverse famiglie patrizie i cui casati sono per sempre rimasti legati ai monumenti.

Dal 1960 é andata sorgendo la nuova Sant'Agata al di là del ponte sul Martorano, col conseguente progressivo spopolamento di questo centro storico ricco di storia e di arte, i cui monumenti testimoniano anche la fede delle passate generazioni. L'Amministrazione comunale é attualmente impegnata a rivitalizzare il Centro storico della cittadina.

La presenza di S. Alfonso

S. Agata dei Goti fu sede vescovile di S. AlfonsoLa suggestiva atmosfera bimillenaria di Sant'Agata dei Goti é il preludio di altri preziosi tesori che aprono a gioie spiritualmente più profonde e durature nel tempo. A Sant'Agata dei Goti è infatti indissolubilmente legato S. Alfonso Maria de Liguori, che fu suo Vescovo dal 1762 al 1775: il 52°, secondo i documenti della Diocesi.

Alla consacrazione ricevette l'anello episcopale in segno di12 luglio 1762, fra due ali di popolo in festa. La diocesi che S. Alfonso veniva a governare, a quell'epoca era molto ampia e caratterizzata da numerosi paesi e casali adagiati lungo le pendici del monte Taburno: un vasto paesaggio agricolo ben diverso da quello attuale che ha invece un'accentuata connotazione metropolitana. S. Alfonso percorse in lungo e in largo il vasto territorio della diocesi di Sant'Agata dei Goti con visite pastorali e missioni popolari, rivolgendosi ai contadini con prediche semplici ed efficaci.

 

LA VISITA

La chiesa della SS. Annunziata

Il sito originario risale al 1238 ad opera del Vescovo Giovanni. Nel 17La chiesa della SS. Annunziata64, S. Alfonso la costituì chiesa parrocchiale per le popolazioni rurali della campagna santagatese. La facciata principale unisce tratti cinquecenteschi e barocchi. La compostezza classicheggiante del portale di pietra presenta nella lunetta il mistero a cui la chiesa é dedicata: l'annuncio a Maria e l'Incarnazione del Figlio di Dio.

L'Eterno Padre, nella cuspide superiore, é parte integrante della scena, scolpita nel 1564 da bravi scultori della scuola napoletana di Annibale Caccavello. II portone di legno intagliato é del 1565. L'interno è a navata unica con abside a impianto quadrangolare. Sulla navata si aprono cappelle barocche. Le vetrate moderne, opere del maestro Bruno Cassinari e regalate alla chiesa nel 1976, si intonano bene all'antico, donando, al visitatore estasiato, fasci di colori vividi e luminosi. I due semiarchi in alto sulle pareti laterali ricordano la copertura effettuata nel 1865 su progetto dell'ingegnere R. Mosera.

La Cappella di S. Giacomo, di stile barocco, è la seconda a destra di chi entra. L'altare, scolpito nel 1714, è opera del Lorenzo Fontana; la statua é del 1719 dello scultore Giovan Battista Antonini. La cappella aveva una funzione anche sociale: provvedere cioè, con le rendite diocesane, alla dote per le ragazze povere ed erogare elemosine ai bisognosi. L'abside ha conservato cospicue tracce in affresco di storie di Santi che i committenti fecero dipingere a loro devozione. Negli archi ciechi della parete sinistra ammiriamo degli affreschi: la Presentazione al tempio e la fuga in Egitto.

La Cappella di S. Biagio è la seconda a sinistra e fu costruita nel 1619. Nel 1703 fu arricchita di stucchi e dei due affreschi di Tommaso Giaquinto che raffigurano Santi nella gloria del paradiso. Sono esposte alla Tavola dell'Annunciazionevenerazione dei fedeli le statue di S. Lucia, S. Rocco e S. Giuseppe.

Nella Cappella dell'Annunziata c'é la Tavola dell'Annunciazione, dipinto forse da Angiolillo Arcuccio nel sec. XV. Estatica la concezione trinitaria della scena: il Padre manda lo Spirito Santo affinché il Figlio prenda carne nel grembo di Maria. Nella controfacciata ammiriamo l'opera di un grande maestro del sec. XV che ha dato colore agli ultimi avvenimenti della vicenda umana nell'ottica cristiana: la risurrezione dei morti, il giudizio universale, l'inferno e il paradiso.La scena fu realizzata affinché fosse l'ultimo ricordo per i fedeli che uscivano dalla chiesa, come sprone per scelte decisive di rilevanza eterna.



 

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