San Gerardo è stato a Ciorani per poche settimane; la sua permanenza è collegata al momento forse più difficile della sua vita: la calunnia. Fu una calunnia atroce, che lo vide mortificato e castigato dal fondatore S. Alfonso M. de Liguori. Questa prova però fornì a Gerardo l'occasione di esprimere la sua umiltà di silenzio sofferto e offerto.

Il desiderio di vedere amato "il suo caro Dio" gli comunicava un particolare zelo per le anime consacrate. Quando notava un germe di vocazione monastica in qualche giovanetta, si prodigava a coltivarlo, impegnandosi perfino nel procurarle la dote per l'ingresso in monastero. Tra le Benedettine di Corato, le Carmelitane di Ripacandida, le Redentoriste di Foggia si trovavano ragazze guidate dallo zelo di Gerardo. Tra queste ultime una certa Nerea Caggiano. Non era fatta per il monastero: resistette tre settimane e furono molte. Bisognava giustificare il suo ritorno in famiglia, a Lacedonia: le suore... e quel benedetto fratello Gerardo... L'insinuazione fece nascere il sospetto; la gelosia completò l'iniquo disegno. Nerea accusava Gerardo di tenerezza per sua coetanea, Nicoletta Cappucci. Anche don Benigno Benincasa credette a Nerea.

Alfonso chiede spiegazioni a Gerardo riguardo la lettera ricevuta da don Benigno BenincasaUna lettera raggiunse S. Alfonso a Pagani. "Non è possibile!" esclamò il fondatore. Però la controfirma dell'amico Benincasa faceva fede. Davanti a S. Alfonso, Gerardo restò estasiato: "Padre, voi avete una faccia di paradiso!", gli disse, ma non sapeva cosa lo aspettava. Alla lettura della lettera segue un grande silenzio. "Non ti dimetto, ma ti proibisco di parlare e di scrivere a chiunque, e ti proibisco di ricevere l'eucaristia. Trascorrerai sei mesi al noviziato di Ciorani, dove potrai meglio meditare sulle tue colpe". Gerardo tace ancora. A Ciorani, guardando "il colpevole", ci si meravigliava per la sua imperturbabilità. La vera sofferenza era restare senza l'eucaristia.

Si racconta che un sacerdote lo invitò a servire la messa: "No, padre - disse Gerardo - vi strapperei l'ostia dalle mani!". Qualcuno, conoscendolo bene, lo invitò a manifestare la sua innocenza al fondatore: "Si muoia sotto il torchio della Volontà di Dio - rispose Gerardo - io mi sono affidato ad un avvocato più potente".

Ed ecco la verità. Nerea Caggiano e don Benigno Benincasa scrissero a S. Alfonso. La prima, tormentata dai rimorsi per aver calunniato un santo, il secondo, confuso per la sua imprudenza. Questa volta fu il fondatore a chiedere scusa all'umile fratello: "Ma perchè non mi hai parlato?". "Padre mio, come avrei potuto farlo? La regola non ammette che ci scusiamo davanti ai Superiori". S. Alfonso, che non era uno sprovveduto, comprese che stava trattando con un eccezionale eroe di santità.

E questo grande Santo, che ha vissuto questo momento così difficile ma anche così pieno di fede in Dio Padre tra le mura del convento redentorista e per le strade di Ciorani, chissà quante persone in pena avrà aiutato, quanta gente avrà consigliato... e oggi, a oltre 250 anni da quei giorni, si sente ancora la sua presenza, come quella di S. Alfonso e del Beato Sarnelli, tra le mura e le strade di questa piccola borgata.

Per ulteriori informazioni collegati al sito www.sangerardo.it

 

I Redentoristi  S. Alfonso  Il Beato Sarnelli 

Ciorani secondo Tannoia  La venuta di S. Alfonso  Itinerario Alfonsiano