S.
Gerardo Maiella, è nato a Muro Lucano il 6 aprile 1726 da Domenico
e Benedetta Galella. Nel 1738 il padre lasciò orfano la famiglia
con cinque figli e S. Gerardo si diede ad apprendere il mestiere di
sarto. Cominciò a dare prova di pazienza e di
bontà sopportando i maltrattamenti dei colleghi di lavoro.
Dopo alcuni anni va a Lacedonia a fare il cameriere del Vescovo Mons.
C. Albini.
Qui
avvenne l’episodio del ‘pozzo di Gerardiello’: caduto
la chiave dell’appartamento vescovile nel pozzo del cortile,
S Gerardo se la fa ripescare miracolosamente da una statuetta di Gesù
Bambino. Nel 1744, alla morte del Vescovo, ritorna a Muro Lucano e
riprende il suo mestiere di sarto. Intanto nel suo animo si fa strada,
con crescente ardore, la vocazione religiosa.
In
occasione di una santa missione dei redentoristi al suo paese, fugge
di casa calandosi dalla finestra della stanzetta dove la mamma lo
aveva rinchiuso e dopo averle lasciato questo biglietto: “Mamma,
perdonami! Vado a farmi Santo”.
Nel
nuovo Istituto, la sua virtù si potenzia sempre più
fino alle vette dell’eroismo, sconvolgendo sotto le gracili
e innocue apparenze del giovane angelico. II 16 luglio 1752 emette
i voti religiosi e da quel momento il fratello redentorista Gerardo
Maiella
diventa l’apostolo di larghe zone della Campania, Basilicata
e Puglia, valorizzando la sua opera con frequenti prodigi e miracoli.Nella
primavera del 1754 avviene l’episodio più doloroso e,
nello stesso tempo, più glorioso per il nostro Santo. A Lacedonia,
per la isterica gelosia di una donna, Nerea Caggiano, da S. Gerardo
largamente beneficata, viene denunciato ai Superiori dell’Ordine
di avere avuto una relazione disonesta con Nicoletta Cappucci, appartenente
alla nobile famiglia presso la quale soleva essere ospitato. Annichilito
sotto il peso infamante di tale calunnia, l’angelico giovane
non si scusa e sopporta con eroica pazienza le atroci punizioni inflittegli,
fino a quando, divorata dai rimorsi, la Nerea ritratta la sue ignobili
accuse e viene riconosciuto la candida innocenza del Santo.
Nel
luglio dello stesso anno, viene inviato a Napoli in compagnia di p.
Margotta, procuratore generale della Congregazione. Lo rutilante capitale
borbonica risuona di ammirazione e simpatia per S. Gerardo, dalla
nobiltà blasonata al clero, e dai magistrati ed artisti fino
agli scugnizzi. Non mancano qui i prodigiosi episodi di santità.
Tra gli altri, ricordiamo quello della ‘paranza di pescatori’
che stava per affondare al largo della ‘Pietra del pesce’
e che S. Gerardo trasse in salvo gettandosi coraggiosamente tra le
onde tempestose del mare. L’ultima residenza del nostro Santo
fu Materdomini, dove giunse nel giugno del 1754. Nel rigidissimo inverno
del 7755 ci fu una tremenda carestia e S. Gerardo soccorre con infinita
dedizione le turbe degli affamati ed assiderati che dalle campagne
gelide si riversavano alla porta del convento. La sua carità
lo fa acclamare il ‘padre dei poveri’.
Nel
marzo seguente viene nominato sovrintendente ai lavori di costruzione
del convento e gira instancabile per i villaggi e le città
della Valsele per procurare i fondi necessari ai lavori. Dovunque
lascia l’ammirato ed entusiastico profumo della sua santità.
II 31 agosto ritorna a casa sfinito. La tisi che minava già
da
tempo
la sua fibra lo rende in fin di vita. Tuttavia obbedisce all’ingiunzione
del suo direttore spirituale p. Fiocchí di guarire e si rimette
miracolosamente in piedi. Era l’estrema testimonianza di S.
Gerardo, il "Santo dell’obbedienza"!
Poco
dopo la mezzanotte, il 16 ottobre 1755, muore nella sua angusta celletta,
che da quel momento diventa gloriosa e venerata. S. Gerardo aveva
già seminato di miracoli la sua vita e dato testimonianza di
eroica virtù sui sentieri percorsi. Dopo la morte, la fama
di santità si diffuse celermente. Con la Beatificazione decretata
dal Papa Leone XIII il 29 gennaio 1893, i pellegrini accorsero alla
sua tomba e i redentoristi pensarono di ampliare il piccolo tempio
dedicato alla Vergine.
Nel
1901 vide luce il primo numero del periodico ‘ll Beato Gerardo
Maiella’, divenuto ‘San Gerardo Maiella’ dopo la
Canonizzazione proclamata l’11 dicembre 1904 da Papa Pio X.