S.
Alfonso Maria de Liguori nacque a Marianella, sobborgo di Napoli,
il 27 settembre 1696. Il padre, Don Giuseppe de Liguori, era comandante
sulla Capitana, nave ammiraglia della Marina di guerra del Regno di
Napoli.
La
madre, Donna Anna Caterina Cavalieri, nobildonna di lontane origini
spagnole e di intensa vita spirituale, diede una profonda educazione
religiosa e morale al piccolo Alfonso, che da vecchio riconoscerà:
"Quanto di bene ho potuto fare, lo debbo agli insegnamenti di
mia madre". Otto furono i figli dei coniugi de Liguori.
S.
Francesco de Geronimo, celebre missionario gesuita di quel tempo e
amico di famiglia, porgendo ai genitori gli auguri per la nascita
di Alfonso, esclamò: "Questo bambino vivrà più
di novanta anni, sarà vescovo e farà grandi cose per
Gesù Cristo".
Sotto
la guida di valenti maestri, Alfonso si avviò con successo
allo studio delle materie letterarie e delle belle arti, quali la
musica e la pittura, di cui ci restano bellissime testimonianze.
Dai
genitori fu iscritto alla Congregazione dei Giovani Nobili, presso
i Padri di S. Filippo Neri, chiamati in quel tempo Girolamini . La
sua adolescenza religiosa di giovane nobile si formò qui, oltre
che in famiglia. Ricoprì diversi uffici, tra cui quello di
Maestro delle cerimonie, di segretario; e di Maestro dei novizi.
Nel
1708 Alfonso venne ammesso alla Università, per la Facoltà
Giuridica, dopo un previo esame sostenuto col celebre Giambattista
Vico. Il ritmo degli studi era molto sostenuto, appena interrotto
da qualche svago. Dal settembre 1710 venne aggregato al Sedile dei
Cavalieri di Portanova, uno dei sei quartieri in cui era divisa Napoli.
Il
21 gennaio 1713 S. Alfonso, a poco più di 16 anni, fu proclamato
dottore in legge. Perfezionò i suoi studi intervenendo a vari
circoli culturali presso eminenti giuristi. Passò dalla Congregazione
dei Nobili a quella dei Dottori, anch'essa retta dai Padri Filippini
e la Congregazione di S. Maria della Misericordia, detta Misericordiella.
Nella
professione di avvocato Alfonso si propose di ricercare sempre la
verità nei processi, di promuovere la giustizia e non danneggiare
alcuno, soprattutto i più deboli e indifesi, diventando uno
dei più celebri avvocati del foro napoletano.
Ogni
giorno faceva la visita a Gesù Sacramentato in chiesa e agli
ammalati nell'ospedale degli Incurabili. E fu proprio in quell'ospedale
che, dopo aver perduto per interferenze politiche un'importante causa,
udì la chiamata di Dio: Alfonso, lascia il mondo e datti
a me.
Da
quel giorno lasciò i tribunali, depose lo spadino di cavaliere
ai piedi della Madonna della Mercede e decise di diventare sacerdote.
A
trent'anni, il 21 dicembre 1726, Alfonso fu ordinato sacerdote. Rimasto
colpito dalla ignoranza della povera gente, cominciò a radunare
lavoratori di ogni specie con l'aiuto di persone laiche e di amici
sacerdoti, di sera, nelle diverse piazze di Napoli, per farli pregare
e per dar loro istruzione religiosa. Successivamente per la generosità
del Cardinale Pignatelli, queste adunanze furono disposte nelle varie
Cappelle di Napoli. Ebbe così inizio l'opera delle Cappelle
Serotine , dette così perché le adunanze si tenevano
di sera.
Alfonso
intanto si era iscritto sin da chierico alla Congregazione delle Apostoliche
Missioni di Propaganda Fide. Era anche entrato come convittore nella
Congregazione della S. Famiglia, detta dei Cinesi, fondata dal P.
Matteo Ripa di Eboli espressamente per l'evangelizzazione della Cina,
e qui affinò il suo spirito missionario.
L'esperienza
delle missioni, che lo metteva a contatto con un mondo diverso, culturalmente
sprovvisto e spiritualmente carente, fece maturare in lui la scelta
per le anime più abbandonate delle campagne e dei paesetti
rurali.
Nel
gennaio 1732, di ritorno dalla missione di Nardò, nelle Puglie,
si recò in pellegrinaggio a Foggia, per venerare l'antica Icona
della Madonna dei Sette Veli: la santa Vergine si mostrò a
Lui e a tutto il popolo.
Nella
primavera del 1731 Alfonso e alcuni compagni andarono a trascorrere
un periodo di riposo sulle montagne di Scala; riposo che ben presto
si trasformò in una fruttuosa missione a favore dei pastori
e contadini che vi si trovaano. "Tale fu la villegiatura
di Alfonso, e de' suoi Compagni nella Città di Scala; ma se
partì, non partì di certo col cuore da S. Maria de'
Monti, nè si lasciò addietro i suoi diletti Pastori,
e Caprari. Considerando il loro bisogno ne piangeva, e pregava Iddio
a voler prescegliere, tra i figli di Abramo, chi fosse per interessarsi
per loro bene." (Tannoia, I, cap.17, p.63).
In
Scala, una santa monaca, Suor
Maria Celeste Crostarosa, gli comunica che è lui il prescelto
da Dio per occuparsidi quei poveri abbandonati.
Il
9 novembre 1732 Alfonso, dopo aver abbandonato Napoli, con altri cinque
missionari e sotto la direzione di mons. Tommaso Falcoia, vescovo
di Castellammare di Stabia, diede inizio alla Congregazione del SS.
Salvatore, chiamata poi del SS. Redentore.
Nel
1734 a Villa degli Schiavi, nel Casertano, fondò la seconda
Casa dell'Istituto, che nel 1737, a motivo di forti opposizioni sarà
costretto ad abbandonare.