I due altari laterali sono dedicati rispettivamente al Cuore Eucaristico di Gesù e alla Madonna del Perpetuo Soccorso. Quest'ultimo proviene dal primitivo oratorio e S. Alfonso vi ha celebrato l'Eucarestia. Gli ovali delle due tele sono in onice d'Africa. L'altare trono, con marmi provenienti dalla Reggia di Caserta, è del 1833 ed era delimitato da una balaustra, donata da Ferdinando II nel 1822 e rimossa nel 1972. Nella curvatura dell'abside domina la paludi S. Michele.

Affresco cupola - S. Alfonso, circondato da angeli, santi e beati, è proteso verso il Redentore e la Vergine Maria La cupola, affrescata nel 1932 con linee; armoniche e morbidezza di colori dal prof. P. Vetri, presenta al centro il Redentore e la Vergine Maria, verso i quali si protende S. Alfonso circondato da angeli. Partecipano alla gloria del Santo altre figure: S. Francesco d'Assisi, apparso alla Crostarosa il 3 ottobre 1731 insieme al Redentore, che le indicava S. Alfonso quale Fondatore del nuovo Istituto; S. Teresa d'Avila, ispiratrice degli scritti ascetici di S. Alfonso; la ven. suora M. Celeste Crostarosa con il libro delle "Comunicazioni Divine", circondata da suore e missionari redentoristi. I pennacchi completano il ciclo pittorico con le quattro virtù caratteristiche della spiritualità alfonsiana: Povertà, Orazione, Castità e Mansuetudine. Nel 1982, in seguito al sisma del 1980, il presbiterio è stato elevato e su di esso sistemati i luoghi della celebrazione: fonte battesimale, mensa e ambone. Il grande organo é stato costruito nel 1933 e ha 2200 canne. I confessionali, la grande sacrestia e il coro sono capolavori di artigianato in legno. Dal 1971 la Basilica è anche chiesa parrocchiale.


La struttura solenne e la nobiltà delle linee della Basilica di S. Alfonso suggeriscono riflessioni ricche di contenuti teologici, rinviando al mistero dell'Incarnazione. Come Cristo, assumendo la natura umana, l'ha redenta e nobilitata, casi l'uomo, servendosi della materia, attraverso l'architettura e l'arte sacra ne fa un messaggio di alto valore teologico, aprendo il cuore alla speranza di cieli nuovi e terra nuova.

Procedendo all'interno, sempre per segni e simboli; l'attenzione del pellegrino, favorita dalla ridotta profondità delle cappelle laterali e spinta dal bisogno di purificazione e penitenza suggerito dalle pile dell'acqua santa e dai confessionali, converge naturalmente sull'abside, dove, in una visione sinottica, può agevolmente ripercorrere l'itinerario e le ragioni della vita cristiana.

Il fonte battesimale rinvia alla rinascita dalle acque della Santa Madre Chiesa; la mensa eucaristica si pone come centro della famiglia dei figli di Dio, per spezzarvi un Pane uguale per tutti, che assicuri la crescita e la vita eterna; l'ambone é luogo della Parola che illumina e guida l'uomo sulle vie del mondo. Le vetrate, grande richiamo alla spiritualità dell'arte gotica, presentano soggetti religiosi, figure stilizzate di Santi e Venerabili dell'Istituto Redentorista e creano un effetto mistico che favorisce la concentrazione e testimoniano la chiamata universale alla santità.

 

La cappella di S. Alfonso

A sinistra dell'abside, un cancello in ferro battuto, ornato di stemmi a sbalzo della famiglia De Liguori e dell'Istituto Redentorista, apre sulla Cappella del Santo, miniatura e cuore della Basilica. In seguito alla beatificazione di S. Alfonso nel 1816 si avvertì l'esigenza di consacrargli una cappella.

Con il concorso di re Ferdinando II e su sollecitazione e contributo economico del Vescovo di Oria, Mons. Fabrizio Cimino, iniziarono i lavori e nel 1821 vi furono trasportate le Reliquie del Santo, ordinate in una statua lavorata dal servo di Dio don Placido Baccher. Col tempo la cappella risultò insufficiente e nel 1933-34 fu ampliata e rivestita di marmi su progetto di G. Chierici e direzione dell'ing. R. Siano.

II pavimento è a quadroni di portoro e sei pannelli di marmo vitulano ricoprono le pareti; cornici di oro zecchino raggiungono la volta, che ripete le decorazioni della Basilica. L'altare, arricchito nella parte superiore con preziosi marmi policromi, è sormontato da un tabernacolo a tempietto; la parte inferiore, in onice d'Africa, racchiude l'urna del Santo.

La cappella di Sant'AlfonsoUrna e cornice, disegnate dal Chierici e incise dal prof. L. Avolio di Napoli, sono state lavorate da Antonio Troisi con la fusione di vari oggetti di argento offerti dai fedeli.

Le Reliquie del Santo, dopo ricognizione e opportuno trattamento nel 1951-52 ad opera del prof. G. Lambertini in collaborazione con i professori G. Goglia e C. Maxia, sono state disposte nel 1957 in ordine anatomico su un carrello di argento inserito in un lettino, sul quale l'artista napoletano Antonio Lebbro ha adagiato una stupenda statua del Santo in legno pregiato.

Nella serenità del volto si notano i segni della morte del giusto. Dodici lampade votive palpitano col cuore dei numerosi devoti e simboleggiano i Redentoristi di tutto il mondo, apostoli intorno al Maestro.

La Cappella del Santo é luogo di preghiera e di riflessione. La sobrietà delle strutture e la cura con cui sono custodite le Reliquie di S. Alfonso esprimono il grande amore e la venerazione dei fedeli e dei Redentoristi di tutto il mondo.

       
 

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