Le vicende della città

Nella vasta e fertile pianura del Sarno, che si stende a ventaglio tra Pompei e Salerno, sorge la città di Pagani. L'etimologia del i nome della città è incerta. Secondo alcuni deriverebbe dal latino pagus (villaggio) oppure dalla presenza in età medievale di saraceni di religione pagana, mentre secondo altri dalla nobile famiglia di origine francese Pagani. Già abitata agli inizi del primo millennio a.C., nel V sec. a.C. fu conquistata dai Sanniti 3 e nel secolo successivo dai Romani, che ne fecero una colonia. a, Nel 65 d.C. vi ricevettero il martirio i Santi Felice e Costanza. Nel 79 d.C. l'eruzione del Vesuvio, che distrusse Pompei, danneggiò gravemente anche Pagani. In seguito fu sotto il dominio prima dei Longobardi e poi nel 1268 degli Angioini. Nel sec. XVII faceva parte della città di Nocera. Agli inizi del sec. XIX è diventata comune autonomo e ha partecipato ai moti risorgimentali per l'unità d'Italia. Coinvolta negli eventi bellici della II guerra mondiale, è ora un attivo centro dell'Agro nocerino-sarnese che, con il suo rinomato mercato ortofrutticolo, fornisce l'Italia e l'Europa.

 

La presenza di S. Alfonso

Dal suo cenacolo culturale e religioso sorto intorno alle Reliquie di S. Alfonso, Pagani si spinge nel mondo intero e dovunque le comunità redentoriste svolgono il loro apostolato missionario. I cittadini di Pagani vivono e lavorano in questo territorio reso sacro dal sangue dei Martiri Felice e Costanza e si sentono sorretti dal patrocinio di S. Alfonso, che qui ha posto le tende spirituali per più vasti diorami religiosi. Pagani e S. Alfonso sono indissolubilmente uniti. Pagani vive della Sua memoria. Giustamente la civica amministrazione ha provveduto, con un imponente pannello, a dare il benvenuto ai forestieri nella "Città di S. Alfonso de Liguori".

Seguiamo le tappe storiche di questo incontro tra la città e il Santo. Due sono i periodi importanti: il primo va dal 1738 al 1748 ed é caratterizzato dal primo e travagliato insediamento della comunità Redentorista; il secondo, invece, é databile a partire dal 1775 e coincide con il ritorno definitivo del Santo, che trascorrerà a Pagani gli ultimi penosi anni della sua vita fino al 1787. Nel 1738 S. Alfonso, insieme ai pp. Mazzini e Sportelli, è invitato a Pagani dal sacerdote don Nicola Tipaldi a predicare la novena del Rosario nella chiesa del Corpo di Cristo. Il successo è strepitoso e il popolo esplode: "Questi uomini devono restare sempre con noi!". Cominciano così le prime trattative per la fondazione di una; Casa religiosa e l'anziano rettore di S. Felice, don Francesco , Contaldi, è persino disposto a impegnare allo scopo la sua consistente eredità.

Nella Settimana Santa del 1742, S. Alfonso è di nuovo a Pagani per una predicazione e il 13 ottobre dello stesso anno il Tipaldi fa dono del suo palazzo con tutti gli altri beni, riservandosi alcuni ducati e il diritto di continuare ad abitarvi. Anche Donna Antonia Tipaldi, sua cugina, offre 500 ducati per Messe. Un gruppo di missionari prende subito possesso di casa Contaldi, avendo a disposizione la chiesetta di S. Domenico per il ministero pastorale. S. Alfonso inoltra al re Carlo III la richiesta di costruire una povera casa con cappella. La risposta si fa attendere perché nel frattempo alcuni sacerdoti del luogo hanno fatto ricorso. S. Alfonso ne resta amareggiato e nel febbraio del 1743 pensa di abbandonare l'idea della fondazione.

II 23 marzo giunge finalmente l'autorizzazione del Re. II 10 aprile si acquista il terreno e il 22 luglio il Vicario Generale Mons. Ferri benedice la prima pietra tra l'entusiasmo del popolo: "Lunga vita al rettore Contaldi!". Ormai per donazioni, lasciti, Messe e predicazioni, tutti si rivolgono ai missionari. Ma la gelosia genera odio e una bufera si abbatte sulla nascente Casa. Molti parroci e religiosi, col supporto di notabili, tentano di stroncare la fondazione ricorrendo ai mezzi più illeciti: provocazioni, calunnie, falsificazioni di documenti, processi, ricorsi su ricorsi. Anche il Contaldi e sua cugina fanno il voltafaccia. A questo punto Sportelli si batte da leone e S. Alfonso riprende la toga: si inoltrano memoriali e suppliche a Napoli e a Roma. S. Alfonso vince la causa e anche il Contaldi con i suoi partigiani si arrendono.

II 31 ottobre 1748 finalmente avviene la grande riconciliazione con i Padri che prendono definitivamente possesso della Casa e si avvera la profezia del primo superiore, p. Cesare Sportelli: "Non vi turbate, ma abbiate confidenza in Dio: questa Casa di Pagani non solo non perirà, ma diverrà la Casa Madre della Congregazione". Nel 1775 Papa Pio VI non poté fare a meno di accettare la rinuncia all'Episcopato di Sant'Agata dei Goti, perché, come gli fu riferito da due padri redentoristi, ormai S. Alfonso si trovava in un penoso stato di salute, afflitto da incipiente cecità e sordità e dall'artrite reumatica che ne aveva devastato il fisico. II 27 luglio dello stesso anno, S. Alfonso lascia Arienzo, dove viveva su consiglio dei medici, e torna a Pagani. Qui vivrà altri dodici anni, scrivendo libri, ricevendo il popolo e pregando.

Le pubblicazioni del periodo 1775-78 sono soprattutto stimoli e avvertimenti con cui cerca di indirizzare la condotta dei religiosi, dei sacerdoti e dei fedeli, per rendere operante la sapienza e l'autenticità del suo messaggio. S. Alfonso muore a Pagani alle ore 12 di mercoledì 1° agosto nell'anno 1787. Le Reliquie del Santo sono venerate nella Basilica della cittadina.

 

LA VISITA

La Basilica

La Basilica Pontificia - prospetto su Piazza S. AlfonsoLa monumentale chiesa, elevata a Basilica Pontificia da Papa Pio X nel 1908, è il cuore della città di Pagani e custodisce in una splendida cappella le Reliquie di S. Alfonso. La costruzione, iniziata nel 1756 su idea del Santo e sotto la direzione dell'architetto regio Pietro Cimafonte, subisce varie interruzioni. Viene ripresa dopo la morte di S. Alfonso e termina nel 1803. II 25 settembre dello stesso anno Mons. Domenico Ventapane presiede la solenne Dedicazione della chiesa col Titolo di S. Michele Arcangelo e ne stabilisce l'anniversario il 23 ottobre, commemorazione della Festa del Redentore. L'attuale facciata, di stile neoclassico, con stucchi, colonne e statue dei Santi Pietro e Paolo, risale al 1823 ad opera di Calvanese e Filippo Conforto. Negli anni 1930-33 vengono eseguiti importanti lavori di ristrutturazione sotto la direzione del prof. Gino Chierici, Sovrintendente ai Monumenti Medievali e Moderni dell'Italia meridionale.



 

Basilica Pontificia e casa religiosa - pianta
A
Pronao
B Cappelle laterali
C Navata
D Altari laterali
E Cupola
F Abside
G Cappella del Santo
H Sacrestia
I Pinacoteca (l'piano)
L Museo (l° piano) Stanze del Santo (2° piano)
M Biblioteca (2° piano) Archivio (3° piano)
N Primitivo Oratorio
O Refettorio di S. Alfonso
P Sala



L'interno, a croce latina, è caratterizzato da una sola navata con cappelle laterali, un'ampia crociera sormontata da cupola, un profondo abside e dalla Cappella del Santo. II pronao è costituito da sei colonne monolitiche di marmo bianco di Carrara in sostituzione delle precedenti in pietra, ora ornamento del chiostro delBasilica Pontificia - internola Casa.

Nella grande navata, possiamo osservare i pannelli di marmo che rivestono le pareti, di scelto cipollino con venature spiegate; abbiamo poi 34 lesene di rosso di Verona, con evidenti ammoniti del mesozoico, culminanti in nitidi capitelli corinzi di biancoscaglia a sostegno della trabeazione. Intarsi di elegante lumachella ornano le arcate delle cappelle. La volta è trapunta di stelle e fioroni in oro lucido con cornici in oro opaco. La pavimentazione marmorea risale al 1886. È tutta una festa soave, riposante.






 

  Sant'Agata dei Goti  Scala  Materdomini  

Mercato San Severino  Castel San Giorgio  Bracigliano  Fisciano