Dalle Origini all'Ottocento
La
Valle dell’Irno, delimitata ad oriente dai monti Mai, appartenenti
al gruppo dei Picentini, e ad occidente dal monte Diecimari, propagine
settentrionale dei monti Lattari che si estendono fino alla Punta
della Campanella, presenta una posizione trasversale rispetto al dorsale
preappenninico campano facendone luogo di passaggio obbligato tra
le Puglie, il Sannio, l’Irpinia e le città costiere,
cosa che, nel corso dei secoli, l’ha resa protagonista di traffici
e commerci.
I
testi degli storici antichi: Strabone, Polibio, Antioco, Sempronio
rappresentano il punto di partenza per formulare delle ipotesi sulle
origini, sui domini etnici e sull'influenza culturale che hanno subito
la Valle del Sarno e la Valle dell'Irno.
Risalire
ai primi abitanti della vallata significa considerare il circondario
di Nocera che comprendeva oltre alla zona di Materdomini anche quella
di Mercato San Severino e della Valle. Sui primi abitanti della zona
ci sono due ipotesi, la prima è da ricercarsi nel libro VII
dell'Eneide ove si apprende che a fondare Nocera furono i Sarrastri,
popolo dell'Asia giunto nell'Italia Meridionale attraverso la Grecia.
Insediandosi nelle Valle essi attribuirono, in base alla loro lingua
e cultura, toponimi alle nuove popolazioni. Secondo l'altra ipotesi,
delineata dagli storici contemporanei, i Sarrastri sarebbero solo
un popolo mitico e i primi ad insediare la nostra zona furono gli
Opici che si sovrapposero ad una più antica popolazione che
corrisponde alle prime fasi delle civiltà litiche chiamate
"tirreniche". Da Capua, seguendo il corso del Clanio verso
il Nolano e attraverso la Valle del Sarno, avrebbero raggiunto l’attuale
Mercato San Severino e di qui per la Valle dell’Irno sarebbero
scesi fino a Salerno per poi proseguire verso il sud. Tra le vie utilizzate
potrebbe esserci quella suggerita dalla storiografia antica, in particolare
dalla Tabula Peutingeriana e dall’Itinerario Antoniano, conosciuto
come la via Aquilia, fatta costruire intorno al 101 a.C. dal console
Aquilio per controllare le possibili ribellioni dei popoli soggiogati
dai romani. La tipologia di attività della Valle favorisce
lo sviluppo di una civiltà di tipo composito, formata per la
maggior parte da popolazioni con propensione alla vita nomade. I reperti
archeologici portati alla luce testimoniano come questa civiltà
abbia contatti con quella pestana. I Romani, nel periodo immediatamente
successivo alla seconda guerra Punica, diedero inizio ad una campagna
di espropriazione di "grandi porzioni di ager publicus"
e occuparono la Campania, conosciuta come ricca riserva di cereali,
e cominciarono ad acquistare nella regione proprietà destinate
alla coltivazione della terra.
Rota
fu tra i primi castaldati dei Longobardi i quali, con la costruzione
del castello, conferirono all'antico borgo dignità di oppidum,
cioè di casale fortificato. Il castello fu abitato per tutto
il secolo XV fino a quando non furono confiscati dagli Spagnoli tutti
i beni dei Sanseverino, da questo momento inizia la decadenza dei
principi .
Ai
Longobardi, ai quali si deve lo sviluppo e l'incremento dell'economia
locale, succedettero i Normanni, che con Turgisio assoggettarono allo
Stato di Sanseverino i territori della Valle. Lo Stato acquistò
una giurisdizione autonoma i cui confini andavano dall'Irno alle zone
di Montoro e verso l'agro nocerino.
Nel
1556, in seguito al tradimento di Ferrante Sanseverino e allo smembramento
dei suoi vasti possedimenti, lo Stato di Sanseverino si stacca definitivamente
da Salerno e dagli altri feudi.
"Sanctus
Severinus fu, fino ai primordi del sec. Il principe Caracciolo di
Avellino scelse Calvanico come sede di opifici per la concia delle
pelli e delle lane e di tintorie che, con la corteccia del castagno
e della quercia, tingevano scialli di seta, merletti, fazzoletti e
pizzi. Nello stesso territorio di Acquamela esistevano gualchiere
e saponere, una della quali, travolta da una piena dell'Irno nel 1545,
paralizzò per molti anni l'arte della lana locale, fino a quando
fu riattivata".
Nel
corso dei secoli XIV e XV le attività artigianali delle zone
di Pellezzano e Baronissi subirono una contrazione di richiesta dei
prodotti sia per la concorrenza degli artigiani ebrei sia per l'immobilismo
del sistema feudale. Anche la presenza dei baroni fece sentire allo
sviluppo delle attività il suo peso, infatti, mentre al Nord
Italia, dove l'assetto politico-economico era mutato con l'abolizione
del feudalesimo, le corporazioni avevano già assunto carattere
autonomo, al Sud in generale e, nella Valle in particolare, si impedì
la loro costituzione perché i baroni volevano detenere il monopolio
sulle attività. La riduzione del numero degli opifici era da
addebitarsi ai metodi produttivi non più al passo con i tempi.
In realtà, l’alto numero degli operai era dovuto essenzialmente
alla vetustà dei macchinari di produzione che risentivano dell’essere
stati progettati in tempi tecnologicamente più arretrati.
Oltre
alle industrie laniere erano presenti sul territorio centri artigianali
per la lavorazione del cotto e della pasta, specialmente a Penta,
del rame a Fisciano, degli orologiai e dei piastrinari a Lancusi.
Fisciano, nello stesso periodo, era rinomata per la produzione delle
caldaie di rame conosciute non solo nella Valle, ma anche a Salerno
e nella ricca Costiera Amalfitana.
La
maggiore attività ha regalato, a questa zona, anche un fatuo
momento di gloria con la progettazione della prima pistola automatica,
ad opera di Giovanni Venditti, il cui brevetto fu utilizzato dalla
nota fabbrica Winchester per la produzione dell’omonimo fucile.
Altra causa della cristallizzazione dei livelli produttivi fu l'assenza
di un forte "spirito di associazione tra gli industriali della
Valle dell'Irno, per cui mancavano quelli che erano i rapporti tra
le varie fabbriche".
Gli
operai, privi oramai del conforto in una probabile risoluzione dei
loro problemi, furono costretti a trovare strade alternative: alcuni
emigrarono, altri dovettero affrontare un periodo di carestia e pestilenze
confidando nella buona sorte e nell'intervento assistenziale offerto,
esclusivamente, dal clero attraverso congreghe e cappelle.