Il nuovo Santuario fu inaugurato dall'Arcivescovo di Conza, Sant'Angelo
dei Lombardi, Bisaccia e Vescovo di Nusco, Mons. Gastone Mojaiski-Perrelli
nel 1974. In essa si ammira lo sforzo per realizzare le ardite strutture
in ferro e cemento. La nuova Basilica, infatti, occupa un'area di
mq. 592 e si eleva verso la vetta della cuspide fino a 42 metri di
altezza. A collegamento della Basilica con Santuario furono costruiti
nel 1976-79 i locali per i pellegrini, le nuove sedi confessionali
e il Museo Gerardino.
La collina offriva tutte le caratteristiche per lo sviluppo alla devozione
alla Madre di Dio: collocata a 590 m. sul mare, circondata da querce
e abeti, domina la sottostante sorgente del Sele - le cui acque alimentano
l'Acquedotto Pugliese che si distende per ben 2.500 Km fino al Salento
- di fronte alla verde vallata del fiume fino ai monti Alburni (m.
1742, è l' Alburnus mons ricordato da Virgilio nelle Georgiche
III, 146) ,coronata dalla massiccia mole del Paflagone mt. 1224) a
destra, e dal contrafforte Valva - Laviano (m. 1530) a sinistra.
E' un paesaggio verde, ricco di acque cristalline, potabilissime,
in cui l'occhio posandosi si ricrea. L'aria è pulita per i
venti che si alternano anche d' estate, spazzando via ogni miasma
e nuvolaglia. Lo scenario geografico è rimasto fino ad oggi
nel suo primitivo splendore ecologico.
La
presenza di S Gerardo Maiella
Il personaggio che rese celebre Materdomini fin dai suoi albori fu
S. Gerardo Maiella, nato a Muro Lucano il 6 aprile 1726 da Domenico
e Benedetta Galella. Nel 1738 il padre lasciò orfano la famiglia
con cinque figli e S. Gerardo si diede ad apprendere il mestiere di
sarto. Cominciò a dare prova di pazienza e di bontà
sopportando i maltrattamenti dei colleghi di lavoro. Dopo alcuni anni
va a Lacedonia a fare il cameriere del Vescovo Mons. C. Albini.
Qui
avvenne l’episodio del ‘pozzo di Gerardiello’: caduto
la chiave dell’appartamento vescovile nel pozzo del cortile,
S Gerardo se la fa ripescare miracolosamente da una statuetta di Gesù
Bambino. Nel 1744, alla morte del Vescovo, ritorna a Muro Lucano e
riprende il suo mestiere di sarto. Intanto nel suo animo si fa strada,
con crescente ardore, la vocazione religiosa.
In
occasione di una santa missione dei redentoristi al suo paese, fugge
di casa calandosi dalla finestra della stanzetta dove la mamma lo
aveva rinchiuso e dopo averle lasciato questo biglietto: “Mamma,
perdonami! Vado a farmi Santo”.
Nel
nuovo Istituto, la sua virtù si potenzia sempre più
fino alle vette dell’eroismo, sconvolgendo sotto le gracili
e innocue apparenze del giovane angelico. II 16 luglio 1752 emette
i voti religiosi e da quel momento il fratello redentorista Gerardo
Maiella diventa l’apostolo di larghe zone della Campania, Basilicata
e Puglia, valorizzando la sua opera con frequenti prodigi e miracoli.
Nella
primavera del 1754 avviene l’episodio più doloroso e,
nello stesso tempo, più glorioso per il nostro Santo. A Lacedonia,
per la isterica gelosia di una donna, Nerea Caggiano, da S. Gerardo
largamente beneficata, viene denunciato ai Superiori dell’Ordine
di avere avuto una relazione disonesta con Nicoletta Cappucci, appartenente
alla nobile famiglia presso la quale soleva essere ospitato. Annichilito
sotto il peso infamante di tale calunnia, l’angelico giovane
non si scusa e sopporta con eroica pazienza le atroci punizioni inflittegli,
fino a quando, divorata dai rimorsi, la Nerea ritratta la sue ignobili
accuse e viene riconosciuto la candida innocenza del Santo.
Nel
luglio dello stesso anno, viene inviato a Napoli in compagnia di p.
Margotta, procuratore generale della Congregazione. Lo rutilante capitale
borbonica risuona di ammirazione e simpatia per S. Gerardo, dalla
nobiltà blasonata al clero, e dai magistrati ed artisti fino
agli scugnizzi. Non mancano qui i prodigiosi episodi di santità.
Tra gli altri, ricordiamo quello della ‘paranza di pescatori’
che stava per affondare al largo della ‘Pietra del pesce’
e che S. Gerardo trasse in salvo gettandosi coraggiosamente tra le
onde tempestose del mare.
L’ultima residenza del nostro Santo fu Materdomini, dove giunse
nel giugno del 1754. Nel rigidissimo inverno del 7755 ci fu una tremenda
carestia e S. Gerardo soccorre con infinita dedizione le turbe degli
affamati ed assiderati che dalle campagne gelide si riversavano alla
porta del convento. La sua carità lo fa acclamare il ‘padre
dei poveri’.
Nel
marzo seguente viene nominato sovrintendente ai lavori di costruzione
del convento e gira instancabile per i villaggi e le città
della Valsele per procurare i fondi necessari ai lavori. Dovunque
lascia l’ammirato ed entusiastico profumo della sua santità.
II 31 agosto ritorna a casa sfinito.
La
tisi che minava già da tempo la sua fibra lo rende in fin di
vita. Tuttavia obbedisce all’ingiunzione del suo direttore spirituale
p. Fiocchí di guarire e si rimette miracolosamente in piedi.
Era l’estrema testimonianza di S. Gerardo, il "Santo
dell’obbedienza"! Poco dopo la mezzanotte, il
16 ottobre 1755, muore nella sua angusta celletta, che da quel momento
diventa gloriosa e venerata.
S.
Gerardo aveva già seminato di miracoli la sua vita e dato testimonianza
di eroica virtù sui sentieri percorsi. Dopo la morte, la fama
di santità si diffuse celermente. Con la Beatificazione decretata
dal Papa Leone XIII il 29 gennaio 1893, i pellegrini accorsero alla
sua tomba e i redentoristi pensarono di ampliare il piccolo tempio
dedicato alla Vergine. Nel 1901 vide luce il primo numero del periodico
‘ll Beato Gerardo Maiella’, divenuto ‘San Gerardo
Maiella’ dopo la Canonizzazione proclamata l’11 dicembre
1904 da Papa Pio X.