Le vicende della città

La collina di Materdomini è circondata dai monti irpini del Paflagone (m. 1224) e dal contrafforte Valva-Laviano (m. 1530), avendo di fronte il monte Alburno (m. 1742), menzionato da Virgilio nelle 'Georgiche' (III, 146). Ai piedi della collina si stende la verde e fertile valle del Sele, il generoso fiume che, attraverso i 2500 Km. dell'acquedotto pugliese, disseta le aride terre di Puglia.

Materdomini è il composto latino di un Titolo attribuito alla Vergine dal Concilio di Efeso nell'anno 431, quando i Padri conciliari e il popolo proclamarono con entusiasmo Maria Madre di Dio.

La storia della borgata irpina, comune di Caposele in provincia di Avellino, risale al 1200, anno in cui é segnalata la presenza di una piccola chiesa eretta a picco sopra le sorgenti del fiume Sele, con il titolo di Sancta Maria de Silere. Le prime notizie certe sono tuttavia del 1527 e le forniscono le 'Cronache della diocesi di Conza' (vol. 2, F. 141): "Vi é in detta terra una bellissima chiesa sotto il titolo di S. Maria Matris Domini, con famosa cupola e altare maggiore, dentro al quale sta collocata l'immagine di Maria Santissima, e questa anticamente per li tanti miracoli che faceva fu accresciuta di limosine, con le quali fu edificato detto tempio con molte camere".

Nella visita pastorale compiuta il 30 novembre 1580,l' Ecc.mo Mons. Marco Antonio Pescara precisava che vi erano sette stanze, una cucina e un cellario per i pellegrini che venivano per la devozione alla Madonna. Il suo successore, Mons. Scipione Gesualdo, con la bolla del 1597 affidò al clero di Caposele la custodia della chiesetta per garantire e conservare la devozione dei fedeli.

La statua della Madonna è di malta durissima. La statua che misura 84 cm. è formata di malta durissima: gli specialisti non sono riusciti ad individuarne gli elementi. Rappresenta elegantemente la Madonna in sembianze di una dolce adolescente in ginocchio come in attesa di un fatto misterioso: è vestita di rosa con manto azzurro ornato di stelle; il volto dai lineamenti delicati brilla sotto la chioma dei capelli spioventi, gli occhi di perla sono rivolti al cielo come se fissassero qualcosa, le mani si congiungono in preghiera. Forse in origine vi era anche l'Angelo Annunziante, ora perduto.

La leggenda s'impadronì della storia e attribuì la scoperta della statua ad alcuni pastori, che l'avrebbero trovata in una macchia di sambuchi. Il terremoto del 1731, che devastò il Tavoliere pugliese, causò danni anche nei paesi dell'Irpinia e la chiesetta di Materdomini fu distrutta. Dal registro delle visite pastorali dell'Arcidiocesi di Conza si rileva che, nel 1736, Mons. Giuseppe Nicolai trovò a Materdomini il piccolo Santuario mariano in ricostruzione.

La chiesetta parve sufficiente alle esigenze dei pellegrini. La facciata a spiovenza si schiudeva verso il monte Paflagone, avendo dinanzi un terreno cretoso e scosceso con un viottolo che portava a valle. L'altare maggiore in legno fu sostituito da uno sontuoso in marmo, donato dall'Arcivescovo Nicolai nel 1758. Sull'Altare si ergeva un tronetto con la statua della Madre di Dio, sormontato da una cupola a volta finta.

 

La presenza di S. Alfonso

Nel 1746 giunse a Materdomini Sant'Alfonso, inviato da Mons. Nicolai a predicare una missione straordinaria a Caposele con l'intento di far aprire una comunità della nuova Congregazione del SS. Redentore presso il Santuario di Materdomini.

S. Alfonso raggiunse Caposele il 22 maggio proveniente da DelicetoSant'Alfonso e San Gerardo, nel foggiano, con quattro missionari. Il 4 giugno si incontrò a Materdomini con l'Arcivescovo e il clero di Caposele. Le inevitabili difficoltà iniziali stavano per far vacillare il progetto ma l'intervento provvido dell'Arcivescovo e del suo protonotario p. Francesco Margotta, assicurarono il futuro ai missionari.

L'Arcivescovo donò a S. Alfonso il Santuario e il terreno circostante per la costruzione della Casa religiosa e per l'assistenza ai pellegrini. S. Alfonso tornò a Materdomini alla fine di agosto di quell'anno per predicare nel Santuario la novena alla Madre di Dio, festeggiata I'8 settembre.

Con lui raggiunse la collina padre Cesare Sportelli. Si apriva così definitivamente la nuova residenza dei redentoristi a Materdomini. Nell'avanzare la richiesta a S. Alfonso e nel sostenerla con tutte le forze, Mons. Nicolai era guidato dall'ansia pastorale: vedeva la diocesi priva di soccorsi spirituali e lo stesso clero disadattato alla propria responsabilità.

La nuova dimora redentorista doveva dunque far da richiamo al clero per gli esercizi spirituali ed essere casa di formazione per i futuri missionari, non trascurando l'animazione sacramentale per i pellegrini. A tale scopo si richiedeva uno stabile adeguato. Studiata la natura della collina, il Fondatore affidò all'architetto regio Pietro Cimafonte il progetto dell'erigenda casa per i suoi religiosi, mantenendosi cautamente sul costone solido della roccia. La prima pietra fu posta il 1° maggio 1748.

La comunità religiosa fiorì fino a raggiungere 40 membri. Tra essi, sacerdoti e coadiutori d'eccezione, che vogliamo ricordare: nel 1752 vi chiuse la vita l'angelico Domenico Blasucci; nel 1753 volò al cielo padre Paolo Cafaro, direttore di coscienza di S. Alfonso e di S. Gerardo; vi si spensero in odore di santità il padre Andrea Morra nel 1764; il padre Bonassisa nel 1791; il frate P. Santagata nel 1794; il padre L. De Michele nel 1795; il padre Venerabile Del Buono nel 1796; il padre C. De Robertis nel 1807.

La chiesetta divenne in seguito una sontuosa Basilica che domina tutta la valle ed è dedicata alla Madre di Dio e a S. Gerardo Maiella, come sta scritto a lettere di bronzo sulla sua facciata monumentale ("DEIPARAE AC DIVO GERARDO DI CATA").

Negli anni '50, tuttavia la Basilica era già insufficiente per accogliere i numerosi pellegrini e un primo progetto di ampliamento fu abbandonato dopo aver collocato con solenne celebrazione la prima pietra il 18 settembre 1960. Questa Basilica non è stata risparmiata dallo storico terremoto che il 23 novembre 1980 distrusse molti paesi dell'Irpinia. L'inaugurazione della riapertura della ricostruita Basilica del Santo è avvenuta il 30 Aprile 2000.


 

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