Ciorani
è una località ricca di tesori artistici, paesaggistici,
culturali e spirituali. E' una terra che nel corso dei secoli ha avuto
grandi mutamenti, ma, senza ombra di dubbio, l'avvenimento che ha
"sconvolto" la quotidianità dei suoi abitanti è
stato l'arrivo di S. Alfonso per la fondazione della Congregazione
del SS. Redentore.
Ma
perché S. Alfonso sceglie Ciorani? Perché il villaggio
dei contadini può contare su di una chiesa e su di una casa
per gli esercizi spirituali. Inoltre, a differenza di Scala (Sa),
Ciorani si presenta ben collegata ai paesi circostanti, tutti popolati
da gente umile. L'attività di evangelizzazione può quindi
diffondersi sul territorio più agevolmente di prima. Tra una
missione e l'altra, quindi, il Santo si prodiga per la costruzione
della Casa religiosa, con la speranza di farne un'oasi di esercizi
spirituali per i preti, gli ordinanti e i gentiluomini.
A
Ciorani il piccolo gruppo di segnati si riunisce nella Cappella
del Capitolo e fa voto di rimanere nella Congregazione fino
a quando non venga ufficialmente riconosciuta. Carlo di Borbone, Re
delle Due Sicilie, si intromette nella vicenda e la Corte rifiuta
il riconoscimento della confraternita. É l'epoca del regalismo:
S. Alfonso e gli altri confratelli vengono quindi considerati dai
Borboni come sacerdoti secolari che vivono in comune, non come una
Congregazione.
Nonostante
questi vincoli, i confratelli eleggono S. Alfonso Rettore Maggiore
della Congregazione nel 1743 e l'approvazione del Vaticano arriverà
nel 1749. Ciorani diventa così la Casa Madre che darà
impulso a tutte quelle che seguiranno, avendo ospitato nel maggio
1743 la prima Assemblea generale redentorista.
La
cappella del Capitolo
Innalzati
i tre piani della facciata e scavata una grossa cisterna per l'acqua
piovana, S. Alfonso adattò momentaneamente il pianterreno a
chiesa e, dopo averla benedetta, pose a capo di essa la sua diletta
e bella statua di Maria SS. del Patrocinio. All'estremità sinistra
del secondo piano fu allestito l'oratorio domestico, chiamato poi
Cappella del Capitolo.
In
questa cappella, S. Alfonso, i pp. Mazzini, Sportelli, Rossi, Villani
e i ff. Rendina, Tartaglione, Gaudiello e Curzio emisero la loro oblazione
o voto di perseveranza nel vespro del 21 luglio del 1740. Nella cappella
fu convocato nel 1749 il Secondo capitolo generale redentorista che
nominò S. Alfonso Rettore Maggiore ufficiale della Congregazione.
L'angusto spazio, testimone di serafiche orazioni e di propositi eroici,
è rimasto memorabile per l'importante assemblea redentorista,
durante la quale i presenti accettarono un esemplare delle Regole
e Costituzioni approvate dal Papa, rinnovando con slancio la loro
consacrazione religiosa.
Oggi,
si può ancora ammirare lo splendido altare in legno che domina
la piccola stanza, insieme alle tele rappresentanti i padri che presero
parte al primo Capitolo della Congregazione.
L'Oratorio
Il
lato della casa sopra il refettorio, ambiente più vasto sia
per numero delle stanze che per le officine, venne adibito per gli
esercizianti, per gli ospiti e particolarmente per i fratelli che
vigilavano sulla economia domestica e sulla manutenzione ordinaria.
Nel 1741, in una cameretta dell'oratorio, si spense all'età
di ventidue anni l'angelico frate Gioacchino Gaudiello di Bracigliano,
fratello di don Andrea, che più tardi fu parroco di Ciorani.
In una celletta dei corridoio abitò S. Gerardo Maiella e, nel
corridoio superiore, il venerabile Domenico Blasucci; al piano superiore,
dov'era il noviziato, passò lunghi anni il ven. padre Emanuele
Ribera, grande anima mistica e consigliere spirituale del Beato Bartolo
Longo, fondatore del Santuario di Pompei.
Lo
"Speco della penitenza"
Nel
punto in cui si snoda la scalinata, si apre nel muro un piccolo ripostiglio
cieco, probabilmente destinato a deposito di scope e pattumiere. Sant'Alfonso,
adocchiatolo, ne fece un rifugio notturno delle sue penitenze. In
quella specie di fessura, non visto ne' sentito da alcun confratello
della comunità, il Santo si inginocchiava e percuoteva le proprie
carni con flagelli di ferro fino a sanguinare; solo più tardi,
scoprendo alcune macchioline rosse sulle mura, si svelò il
mistero di questo nascondiglio che prese poi il nome di Speco della
Penitenza. Ma nessuno osò parlarne in pubblico. 
Nel
processo di canonizzazione fu rivelato che Alfonso, benché
patrizio e sommerso dalle fatiche, superò per l'austerità
lo stesso colosso della penitenza, S. Pietro di Alcàntara,
francescano spagnolo.
Oggi,
questo piccolo spazio è uno dei luoghi che suscita nel visitatore
più emozione e che induce a riflettere sulle sofferenze di
questo grande Santo.

La
cella di S. Alfonso
Il
Santo scelse la cella meno comoda delle camere assegnate ai confratelli.
Anche in questo fu fedele ai voto di non isolarsi in una santità
verticale e di crocifiggere la propria personalità.
La
stanzetta misurava pochi metri quadrati e aveva una piccola finestrella
affacciante sui vigneti. Sulla parete c'è lo storico Crocifisso
dipinto da S. Alfonso a Napoli all'età di ventiquattro anni.
Il Santo abitò in questa cella fino al 1751, quando si trasferì
con la curia generale a Pagani.
La
cella, restaurata e trasformata in museo é forse il santuario
più pregiato di Cíoraní, dove S. Alfonso svolse
l'attività di organizzatore dell'Istituto e scrisse Opere immortali.
La
cella desta profonde emozioni tra i seguaci di S. Alfonso e in tutti
coloro che conoscono la sua attività di pensatore, di scrittore
e di musicista. In questo spazio essenziale scrive le sue prime opere
e la prima edizione della "Theologia Moralis", incentrata
sull'immagine del Dio-Amore.
Questa
visione teologica incide profondamente nella vita spirituale di S.
Alfonso come Pastore della Chiesa.Nel
Dio-Amore c'é infatti la presa di distanza dalla concezione
drammatica di Dio: Dio non é timore e tremore e il sacro non
ha un fascino tremendo.Secondo
il Santo, infatti, il nostro Dio é un Dio amante dell'uomo.
E durante le prime prediche ai cioranesi ribadisce che non ci si converte
per il terrore dell'inferno e delle sue punizioni, ma per l'amore
in Dio come padre e madre nelle cui braccia ci sentiamo sicuri come
figli. In questo S. Alfonso è considerato molto latino e mediterraneo,
"il più santo dei napoletani e il più napoletano
dei santi".
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