Un’analisi della situazione topografica dei luoghi occupati da questi agglomerati rurali ci dimostra inoltre che questi avevano tutte le caratteristiche per essere vere e proprie sedi stabili di popolazioni rurali dedite all’agricoltura. Infatti, osserviamo che questi siti, sebbene siano in posizione elevata, superano raramente i 600 m., che è l’altitudine limite per la coltivazione dell’olivo e della vite, coltivazioni indispensabili per una popolazione le cui risorse erano basate soprattutto sull’agricoltura. La viabilità era di crinale, perché la pianura era ancora paludosa e malsana.

Non dobbiamo pensare che questa posizione fosse di ostacolo all’attività agricola, perché essendo la proprietà estremamente frazionata, i campi si potevano disporre sui pendii (come adesso). Inoltre la posizione di altura consentiva di essere vicino ai boschi ed alle fonti d’acqua montane lontana dagli acquitrini. Lo spostamento a valle degli insediamenti d’altura va messo soprattutto in relazione alla bonifica delle valli e delle pianure, ed ancor più allo sviluppo del commercio.

Questa evoluzione ebbe inizio alla fine del XII secolo (bolla di fondazione del convento di S. Antonio in Mercato S. Severino).

Per quanto riguarda l’ordinamento interno dei nuclei urbani, il Medioevo rappresenta un periodo d’innovazione tale da doversi considerare modello per l’urbanistica moderna: ci ha dato il senso della specializzazione dei vari organi e delle loro funzioni nei centri urbani.

Una specializzazione molto interessante per noi, era quella professionale riguardante i mestieri e le arti, il cui ricordo ci è rimasto nel nome di alcuni quartieri e strade: a Ciorani con il 1° vicolo dei pignatari; a Mercato S. Severino con il 1° e il 2° vicolo delle cretaglie, con via degli orefici, il mercato della minestra, il mercato delle vacche, etc...

Eppure tutti questi centri medioevali sono creati di getto, e molti di quelli formatisi lentamente senza un piano prestabilito sono invece l’espressione di uno studio parziale o unitario, volto al conseguimento di scopi pratici o di speciali effetti estetici. Il senso estetico non viene comandato dal di fuori e dai grandi artisti, ma è sentito universalmente nello spirito di tutti i cittadini.

Tutte queste caratteristiche tipologiche e sociali si riscontrano in Ciorani, e la mancanza di documenti diventa superabile ai fini di una datazione storica. Le strutture esistenti ed i manufatti parlano attraverso elementi architettonici: grate, archi, scale, fornaci, non possono lasciare dubbi se confrontati con i dati documentati degli insediamenti rurali dell’Italia Meridionale.

A questo punto possiamo formulare la nostra ipotesi su Ciorani, sapendo che nei secoli VII-X questi rientrava come area all’interno di questo gastaldato, come Spiano nel 980 e Torello nel 1042, centri rurali anch’essi gravitanti intorno al castello, ma con una estensione coltivabile inferiore a Ciorani e con una distanza dal castello quasi doppia rispetto a Ciorani che invece si trova alla stessa quota del primo nucleo castellano e di conseguenza con tutti i benefici che da esso ne poteva trarre. Inoltre, facendo un’analisi di tipo insediativo, abbiamo constatato che lo sviluppo di Ciorani ha come matrice il nucleo originario del castello, dal quale partono una fitta rete di pozzi e di pascoli: questi rappresentano le caratteristiche architettoniche e paesaggistiche del luogo e si allontanano dagli spontaneismi mediocri del Medioevo, almeno per quanto riguarda il nostro territorio.

Altro elemento rilevante è la tradizione artigianale dei vasai. L’epoca in cui ha avuto origine l’attività dei “pignatari” è sconosciuta, anche se alcune testimonianze la fanno risalire al periodo successivo all’eruzione del Vesuvio nel 79 ad opera di abitanti che riuscirono a salvarsi. Questa attività ci è descritta per la prima volta in un documento del 1549 da Alfonso de Antinoro, barone Vassallo di lì Czuranj (Ciorani) sulla “fida della creta ”.

Il barone di lì Czuranj parla di un sistema di vendita della creta, sistema già funzionante quindi rodato e di tradizione: le fornaci tipologicamente si somigliano e non sono certo di tradizione rinascimentale; possiamo dedurre che le tradizioni vasaie di Ciorani sono molto antecedenti il 1549. Un’ulteriore conferma ci è data dall’assetto architettonico sia della casa che dell’intero centro abitato, tanto che, le epoche successive hanno apportato ben poche modifiche, fatta eccezione per le costruzioni che sono legate più ad un sopraggiunto mutamento politico che a nuove esigenze produttive o di carattere urbanistico.

Le funzioni abitative, quindi, sono legate strettamente alle funzioni artigianali, diventando un binomio inscindibile sia per l’abitazione contadina che per quella artigiana, conservando a nostro avviso quei caratteri peculiari che il Medioevo ha saputo infondere in tutte le sue sfaccettature della vita rurale dei centri d’altura.

 

Le Origini  Hanno scritto...  La Visita  Le Strade  L'Arte dei Pignatari