Ha tre chiese: la parrocchiale ha tre navi con nove altari, ben ornata e fornita di tutto punto ed accosto alla medesima vi è un nuovo Oratorio grande e ben tenuto. l'altra di Santa Sofia ha sette altari, anche tenuta con pulizia e decenza; un'altra cappella fabbricata di pianta dal Barone odierno; vi è inoltre un bellissimo Collegio di nuova costruzione dei PP. missionari, capo dei quali è il P. D. Alfonso De Liguori, Patrizio Napoletano del sedile di Portanova. [...]

Presentemente hanno una piccola Chiesa; una assai grande comincia a farsi, essendosene già gittate le fondamenta. E' principiata ad alzarsi da terra palmi 20 circa. Fondatore di detto Collegio è il Barone odierno, il quale si può dire anche fondatore di detta terra avendola comprata dalla Signora Contessa di Giungano Antinori, da circa 40 anni, ma senza palazzo Baronale, senza comodo di forno pubblico ed osteria e tutt'altro, maltenuto, diroccato e consumato, onde si può dire averne comprata la semplice giurisdizione, lussi e rendite feudali. [...]

Questo brano che si dilunga ancora in tanti particolari, ci da un'idea di Ciorani di due secoli e mezzo fa.

Dal P. Ambrogio Freda

Il P. Ambrogio Freda ci ha descritto la Ciorani del 1935 in occasione del 2° centenario della fondazione della Casa Madre della Congregazione del SS. Redentore:

“Chiuso tutt’intorno da colline e da monti che lo separano dai centri circostanti, come adagiati in una culla di verde, Ciorani presenta al visitatore che lascia giù dietro le alture S. Severino Rota o Castel S. Giorgio, in alto a destra di chi guarda sulle falde del monte Tirso, un piccolo mucchio di casupole affumicate, detto “Casale di Piemonte”; in basso un lungo filiare di casette bianche che vanno dalla maestosa chiesa redentorista all’antico palazzo Sarnelli; a sinistra in alto la chiesetta parrocchiale. Due massicci pilastri adattati a base di eleganti edicole, aprono una rettilinea e larga carrozzabile d’ingresso alla piccola borgata. Le edicole erette da poco recano in alto le immagini della Vergine del Soccorso, di S. Alfonso, S. Clemente e S. Gerardo.

La larga via si apre in fondo in un’ampia piazza denominata anticamente “piazza d’Armi”, oggi “piazza S. Alfonso”. I vari oleandri e più giù, verso il palazzo baronale, le vecchie querce, conferiscono poesia e grazia, rompendo la monotonia delle casette uniformi.

Lasciamo dietro il Collegio e la chiesa dei Redentoristi e dirigiamoci verso l’antico palazzo baronale.

Il palazzo Sarnelli ha perduto in gran parte la grandiosità austera e imponente, Il Palazzo Sarnelli oggiconserva ancora, però, la sua architettura severa degli ultimi anni verso “via della Pace”: in questi locali, oggi chiusi al pubblico, S. Alfonso predicava gli esercizi spirituali. L’antico palazzo è stato adattato a convento di Religiose Visitandine, per cura e spesa di due ereditiere Sarnelli.

Annessa al convento si trova la piccola chiesa delle suore, anticamente detta di S. Sofia, oggi “del Sacro Cuore di Gesù”.

Seguendo “Via della Pace” che dalla vecchia quercia, alla cui ombra mormora una fontana, sale verso l’alto avendo a sinistra il muro di cinta del giardino baronale, verso la fine, a destra, si scorgono i ruderi di una cappellina dedicata a S. Vito, eretta nel sec. XVIII.

Avendo sempre a sinistra il muro di cinta del palazzo, imbocchiamo la “Via S. Nicola”, accidentata più delle precedenti e molto deserta di case: s’incontra però un interessante ricordo di nobiltà tramontata, il palazzo “del Colonnello” (quasi sicuramente il vecchio palazzo baronale degli Antinori). Quasi nulla rimane dell’antica sontuosità: sotto le volte dell’atrio si scorgono ancora i vivaci colori di un raffinato affresco, imitazione di stile pompeiano; nel cortile si può ammirare qualche resto dell’antica trabeazione in pietra nera di gusto quattrocentesco; si vede inoltre, accanto alla loggetta, un affresco guasto del tempo e una meridiana di strana configurazione con le sigle “alfa” e “omega”.

Riprendendo la Via S. Nicola si guarda di fronte la chiesa parrocchiale dedicata a S. Nicola di Bari, protettore del paese; un grandioso giardino alleggerisce la pesantezza della mole del tempio. La chiesa ha tre navi, abbastanza oscure e senza nessun presagio artistico. A sinistra di chi entra, accanto al fronte battesimale, un mausoleo ricorda Don Angelo Sarnelli, Barone di detta terra, nato nel 1755, morto nel 1827; nel medaglione vi è lo stemma della famiglia: un pino su tre monti, a destra un leone, sopra tre stelle.

 

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