In queste pagine sarà possibile arricchire la conoscenza sulla storia di Ciorani attraverso le varie interpretazioni fatte nel corso dei secoli: un breve viaggio tra racconti, descrizioni e impressioni di chi ha percorso negli anni le strade di questo piccolo paese.

Dal Giustiniani

Nel Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli a Sua Maestà Ferdinando IV Re delle due Sicilie, scritto a Napoli nel 1802, il Giustiniani afferma:

"Ciorani, uno dei casali dello Stato di Sanseverino in Principato Citeriore in diocesi di Salerno. In oggi si appartiene in feudo della famiglia Sarnelli col titolo di Baronia. La sua situazione è in una valle, parte in piano e parte in luogo montuoso. La distanza che tiene da Salerno è di circa miglia dieci.

Nel suo territorio vi sono dei vigneti e castagneti. Vi è della caccia e gli abitanti sono al numero di ottocento, hanno un monte di maritaggi e la loro industria consiste nell'agricoltura e in varie fabbriche di rozzi vasi da cucina che vendono poi altrove. Il migliore edificio è il palazzo baronale costruto con qualche idea.

In questo luogo l'ottimo Vescovo di Sant'Agata, Alfonso De Liguoro edificò la prima casa dei sacerdoti detti della Congregazione del SS. Salvatore."

Testimonianze del XVIII secolo

Sfogliando altri libri è possibile trovare due descrizioni di Ciorani le quali, anche se in modo superficiale, testimoniano l'interesse verso questa terra:

"Sulla strada che da Salerno conduce ad Avellino, dopo aver salito i primi declivi degli Appennini, il viaggiatore scuopre subito, tra i vigneti e i prati di una valle ridente il bel villaggio di Ciorani."

"Ciorani, terra della diocesi di Salerno feudo della Casa Sarnelli, d'aria mediocre, fa di popolazione 784."

Da G. Portanova

Sul significato del nome Ciorani sono state fatte molte ipotesi. indubbiamente questo nome subì delle variazioni di un certo rilievo nel corso dei secoli e, in tempi posteriori al Mille riscontriamo i toponimi: "Lizorano", "de Curanis", "Czurani", "Giurani". Rimangono i misteri toponomastici che, come del resto per altri paesi, ben difficilmente potranno essere risolti.

Alcune notizie attribuiscono al casale origini medioevali. Una di queste si desume dalle pergamene antiche, le quali costituiscono le uniche valide testimonianze storiche da cui si riesce a ricostruire, anche se frammentaria, parte della vicenda storica di Ciorani. Una di queste pergamene è datata gennaio 1136 ed è custodita nell’Archivio storico della Badia di Cava dei Tirreni: questa riguarda una concessione fatta dal Monastero cavense di un terreno ubicato nel casale di Carife e propriamente nella località denominata “Limituni”.

Questo toponimo “Li Limituni” ricorre di uovo nell’anno 1226 nel registro del Beato Balsamo, abate dell’epoca, in un contratto di un fondo terriero stipulato a favore dei Caiatoris (Cacciatore). Secondo lo storico G. Portanova la proprietà denominata e indicata con il nome “Li Limituni” è da identificarsi con la zona in cui attualmente è ubicato Ciorani, a breve distanza dalla frazione di Carifi.

Infatti, il toponimo “Li Limituni”, derivante da limus = melma, ossia I Limacciosi”, deve essere stato dato ai campi nei dintorni di Carifi, appunto perché limacciosi e quindi di scarso rendimento agricolo. I laboriosi abitanti di Ciorani, li sfruttarono ampiamente ai fini della fabbricazione di utensili o vasellami di cucina, fatti di creta e cotti nei forni. Ebbe così grande sviluppo l’artigianato dei prodotti di terracotta, venduti non solo nei paesi limitrofi, ma persino in altre province.

Manoscritto del XVIII secolo

Da un antico manoscritto custodito per fortuna nell'archivio di Ciorani, ci viene tramandata un'accurata e diligente descrizione di Ciorani così come si presentava nel 1752 con le sue casette di costruzione piuttosto recente e con il palazzo baronale elegantemente fornito di quanto poteva soddisfare l'esigenza dei tempi. Ne trascriviamo le parti più importanti:

" Precede all'abitazione un grand'arco con due colonne di pietra bianca fatto dall'odierno Barone con la sua impresa di fuori, e da dentro pittato coll'immagine del glorioso S. Nicolò e larga strada di passi 24 con abussi (bassi?) dall'una e dall'altra parte della strada in prospettiva del palazzo, Collegio dei Padri e case Palazziali dei Vassalli. Ella fa seicento e tre anime. (Continua)


           
 

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