La Casa di Ciorani ha ormai toccato l'apogeo della sua affermazione
tanto che i suoi sacerdoti vengono chiamati "Padri Cioranisti";
la soddisfazione del Tannoia traspare da tutto il brano:
"Non
era minore, anzi in maggior numero, il concorso de' Secolari. Gentiluomini
di sommo riguardo, Persone Principesce, Militari di primo grado, tutti
vedevansi concorrere per essere a parte delle divine Misericordie.
Nella Casa de' Ciorani, con istupore di ognuno, anche da Napoli si
portavano e Preti, e Secolari per profittare nei Santi Esercizj. La
gran folla non però in tutte le Case, era nella Settimana di
Passione.
Solo dalla Città di Corato, ancorchè due giornata distante
dalla Casa d'Iliceto, ci concorrevano ogni anno le trenta, e quaranta
persone; e dalla sola Cerignola anche fino a sessanta."

Il Tannoia,
giunto al termine della sua biografia, registra ancora gli interventi
di Alfonso per la Casa di Ciorani e questa volta (per esprimere in
pieno i principi cui si atteneva) lo fa con una sinteticità
estrema, limitandosi a trascrivere una lettera di Monsignore che,
come si vede, è la summa alfonsiana più autentica:
-
rendere conto dei casi di coscienza;
-
applicazione dei padri allo studio della morale;
-
condotta osservata nell'analisi dei casi;
-
criteri eseguiti nelle confessioni, o meglio, nelle "pratiche"
Confessioni.
"Attrassavasi
da taluni de' Padri nella Casa de' Ciorani lo studio delle cose morali.
Alfonso, che in questo era geloso, avendolo saputo, venne alle strette.
Avendo tutta la piena autorità dell'Arcivescovo di Salerno,
così scrisse al Padre D. Diodato Criscuolo, che vi era Rettore.
"Dico a tutti quei Padri che hanno la pagella di Monsignor Arcivescovo,
che io mi contento, che faccino uso delle facoltà per tutto
il mese di Settembre; e ne principj di detto mese ella mi darà
conto, assieme col Prefetto de' Casi di Coscienza, dell'applicazione
de' Padri allo studio della Morale, e del come siansi portati nelle
conferenze de' Casi, e nelle pratiche Confessioni".
Non contento di questo, incarica la coscienza così del Rettore,
che del Prefetto per la rettitudine, e sincerità della relazione,
e senza rispetto umano."

Con l'ultimo
brano qui riportato si conclude questa breve ricerca sull'inscindibile
relazione tra Sant'Alfonso de' Liguori e la Casa madre di Ciorani.
Tutto quello che possiamo oggi leggere e commentare è dovuto
al Tannoia. Ecco la cerimonia di apoteosi di Alfonso e degli onori
funebri che ricevette dai suoi confratelli di Ciorani e dal popolo
delle terre dello Stato dei Sanseverino:
"Nello
stesso giorno si solennizzarono i funerali nella Casa de' Ciorani.
Quel Rettore, il P. D. Pasquale Maria Capriola, mezzo non lasciò,
nè badò a spesa per renderli gloriosi. Superba fu la
macchina, e tale, che equivaleva alle più pompose, che si veggono
nella Capitale. Tutto fu singolare. La fama, che animava i popoli
a venerare Alfonso, essa fece l'invito per assistere a questi funerali.
Un
mondo di gente, animandosi l'un l'altro, concorrere si vide da tutte
le borgate di Sanseverino, da Siano, dalla Baronia di S. Giorgio,
e da' Casali di Bracigliano, e col popolo la nobiltà tutta
de' rispettivi Paesi. Dico cosa di più.
Quasi
si fosse per celebrare non una pompa di lutto, ma la Festa di un qualche
gran Santo, a situar si vennero, anche da Paesi lontani, colle loro
banche, dei venditori delle confetture, ed altri dolci. Monsignor
Nicodemo, Vescovo di Marsico, ritrovandosi nella Penta sua Padria,
accettò con suo piacere l'incarico per solennizzarvi i Pontificali.
Invito vi fu di Sacerdoti, e Parrochi; e da Bracigliano portaronsi
i RR. PP. Riformati di S. Francesco per cantarvi l'Ufficio. La Chiesa,
ancorchè spaziosa, non videsi capace a tanto popolo."
Notizie
tratte da:
Della Vita ed Istituto del venerabile
servo di Dio Alfonso M. Liguori vescovo di S. Agata de Goti e fondatore
della Congregazione de Preti Missionari del SS. Redentore,
4 libri in tre tomi (Vincenzo Orsini) Napoli 1798-1800-1802.