In
questa sezione c'è forse la testimonianza più diretta
ed immediata della nascita e dell'affermarsi della Casa Madre dei
Redentoristi di Ciorani.
Attraverso
le pagine di uno dei migliori, se non il migliore biografo di Sant'Alfonso,
Antonio Maria Tannoia,
scopriremo l'amore di Sant'Alfonso per questo piccolo centro dal quale
è partita una delle congregazioni più diffuse al mondo:
la Congregazione del SS. Redentore.
Il brano che
segue è il primo e più organico riferito a Ciorani dal
Tannoia il quale, nelle pagine precedenti, si occupa di Ciorani per
mostrarci l'attaccamento di Sant'Alfonso a questa terra e al suo padrone
D. Gennaro Sarnelli:
"Fu
consolato da Dio Alfonso tra queste Missioni, col vedersi in Congregazione
il Sacerdote D. Gennaro Sarnelli, quanto amico di cuore, altrettanto
uniforme nello spirito. Nel principio di Gennaro, volendolo compiacere,
si portò col medesimo, per dare gli Esercizj, nella Baronia
de' Ciorani. Ancora è viva tra quei naturali, la memoria di
queste prime fatighe, che Alfonso fece in quella Terra, non meno a
beneficio proprio, che con profitto de' Casali, che vi concorrevano."

Nel Maggio del
1735 Alfonso, insieme a P. Mazzini e P. Rossi arriva a Ciorani: la
descrizione di Tannoia è reale a tal punto da poter immaginare
quei momenti solo chiudendo gli occhi. Ecco alcuni passi tratti dalle
sue pagine:
"Non
fu di certo senza mistero, se il P. Sarnelli ebbe premura di portare
Alfonso nella Terra de' Ciorani. Aveva egli in cuore, che eretta si
fosse in quella Baronia di casa sua, anche perchè a portata
di tante popolazioni, una Casa della nuova Congregazione. Non mancò
Iddio di benedire i suoi disegni. […]
Fatto
inteso D. Fabbrizio di Capua, Arcivescovo di Salerno, di quanto erasi
stabilito ne' Ciorani, esultò, vedendo apprestarsi da Dio un
tanto ajuto nella sua vasta Archidiocesi. Ritornò Alfonso ne'
Ciorani, ottenuto il beneplacito dell'Arcivescovo, coi PP. Mazzini,
e Rossi, e fu nel Maggio di quest'anno 1735.
Troppo
pomposa fu la comparsa, che si fece. Quattro poveri asinelli, ma con
barda da soma, e nella maniera la più vile, fu tutto il loro
equipaggio. Vedesi ne' Ciorani una lunga e spaziosa strada in prospetto
della Terra. All'entrata di questa venne ricevuto Alfonso da un popolo
immenso, anche concordo dai vicini Casali: ci fu il Parroco col Clero:
centinaja di uomini, facendoli gala, lo salutarono con un pomposo
sparo; ed altro non sentivasi ripetere da tutti, ma con sentimenti
di gioja: "Ecco il Santo". Così accompagnato dal
popolo e dal Clero, si portò Alfonso tra il festoso suono delle
campane nella Parrocchiale del luogo. Vedendo una tanta moltitudine
del luogo, prese l'occasione dal motivo del suo arrivo, cioè
la salvezza delle Anime, vi predicò da un'ora e più
con somma compunzione di ognuno. Il Barone D. Angelo lo volle per
allora coi compagnj in casa sua; ma non fu a portata di riposarsi
dopo la predica. Quant'infermi vi erano, tutti vollero la consolazione
di esser visitati, ed Alfonso con quella carità tutta propria
del suo amore, non mancò l'istessa sera visitarli, e consolarli."

Con il brano
che segue il Tannoia ci conduce nel vivo della costruzione della Casa
madre di Ciorani; la cosa bella è che egli evidenzia la partecipazione
di tutti, quasi a sottolineare la volontà di Dio per la nascita
di quest'opera. Tanto fervore nel descrivere viene dal fatto che nell'anno
1735 il Tannoia aveva solo 12 anni:
"Non
era passato molto tempo dacchè Alfonso erasi fermato ne' Ciorani,
che il popolo volle dato di piglio alla fabbrica. Rincresceva a tutti
vederlo penare coi Compagni in quella scomoda abitazione; ed ognuno
avrebbe voluto spropiarsi di tutto per essergli di sollievo. Cedette
ad Alfonso il Barone D. Angelo alcune sue fabbriche, che per alto
uso principato aveva in un angolo della Terra, e con queste anche
un moggio di terreno per comodo del giardino. "Il Signor Barone,
(così Alfonso a 16 Luglio, al suo Padre D. Giuseppe Liguori),
ci fa mille favori. Ci ha donato un bel sito con fabbrica e giardino,
per farvi casa e Chiesa: ci ha dato calce, legname, ed anche danari
per fabbricare".
Determinato il sito, si videro uomini e donne di ogni condizione impegnati
con gran fervore, chi al trasporto delle pietre, chi dell'arena, chi
affannato in formar fornaci, e chi al taglio ed al trasporto delle
fascine; ed alla rinfusa col popolo anche i medesimi figli del Barone,
i Preti col Parroco, e far capo a tutti Alfonso col Padre Rossi, e
Mazzini, e con altri Compagni che acquistato aveva. A momenti la fabbrica
vedevasi andare innanzi;
ma
ciocché faceva meraviglia si è, che tanti e tanti, senza
essere stati discepoli, milantavansi maestri in quell'arte, e dar
legge agli altri di pendolo, e di livello: voglio dire, che tutti
fabbricavano, ancorché non atti a quel mestiere."