Le
Origini
Le
origini di Bracigliano risalgono a tempi assai remoti. Vari reperti
archeologici, dovuti all'opera di sbancamento per la costruzione di
edifici o a quella di sterro causale e sporadica, testimoniano che
la nostra conca fu abitata più o meno stabilmente, e in ogni
caso conosciuta e attraversata, vari secoli prima dell'era volgare.
I
reperti archeologici, dei quali abbiamo avuto conoscenza diretta o
indiretta, avrebbero rappresentato un punto di grande rilevanza per
la determinazione delle origini del nostro paese, qualora un'irresponsabile
incuria non li avesse sottratti alla Sovrintendenza alle antichità
di Salerno.
Elementi
decisivi per una presenza attiva, commerciale e civile di Fenici e
Pelasgi, di Etruschi e Sanniti possono essere forniti dal materiale
archeologico del Museo di Napoli, che non può essere retrodatato
oltre il VII sec. a.C.
A
documentare la vita politica e civile, l'economia, il commercio, la
floridezza delle contrade sarnesi e vesuviane, non restano che le
pesanti elencazioni di battaglie e di guerre che le hanno avute come
teatro. Dalla prima guerra sannitica (343-341 a.C.) con le battaglie
del Monte Gauro e di Suessola, per andare alla grande guerra latina
(340-338 a.C.) con le famose battaglie del Vesuvio e di Trifano. Seguono,
la seconda guerra sannitica (326-304 a.C.) e la terza guerra sannitica
(298-290 a.C.) che diede luogo al saccheggio del Sannio.
Le
stesse guerre puniche che ebbero per teatro l'Italia meridionale e
soprattutto la vicina Nocera, non potevano non coinvolgere la sorte
delle nostre contrade.
E'
assai verosimile che Bracigliano abbia subito i contraccolpi della
vita civile e militare che si svolgeva nella Valle del Sarno. Ma la
località come tale è avvolta nel più fitto mistero.
Il velo del silenzio sarà sollevato solo molti secoli più
tardi, quando la Valle del Sarno e in generale la gens italica avrà
attraversato tutta la terribile esperienza delle invasioni barbariche
e dei primi tempi altomedievali.
Il
Palazzo De Simone
Non
si hanno notizie circa l'anno della fondazione del castello di Bracigliano.
Vassalluzzo lo annovera tra i 15 castelli che intorno al Mille da
Castellammare di Stabia a Serino formavano una cortina di ferro per
la difesa della zona: Pimonte, Lettere, Gragnano, Castellammare di
Stabia, Angri, Sarno, Nocera, S. Maria a Castello, Castel San Giorgio,
Bracigliano, Forino, S. Severino, Montoro, Solofra, Serino.
Stimiamo necessario far notare che il nostro non ebbe la struttura
del castello tradizionale; fu piuttosto un piccolo forte, o se si
vuole, una fortezza di modeste proporzioni. Lo rileviamo dall'unica
testimonianza storica in nostro possesso, che è del secolo
xv. Infatti dal "Repertorio dei Quinternioni di Principato Citra
e Ultra, ms. n. 100 conservati nella Biblioteca Provinciale di Salerno,
carte 22v-23r, risulta che nel 1416 Carlo Pagano comprò dalla
Regina Giovanna II il Casale di Bracigliano cum eius turri, seu fortelitio".
La parola "fortelitio" precisa infatti che si trattava di
un piccolo forte.
Probabilmente il castello fu fondato su di un antico caposaldo romano,
simile a quelli che Roma eresse qua e là dopo la conquista
della Campania e del Sannio, per consolidarvi il dominio. La nostra
supposizione trae origine dal fatto che la conca di Bracigliano per
la sua posizione riveste particolare importanza per la protezione
e difesa delle antiche strade militari nelle valli adiacenti al di
là dei rispettivi spartiacque. Infatti essa è aperta
a NO dal valico di Pratelle che porta a Quindici, Moschiano, Lauro,
Nola; a NE dal passo di Salto che mette in comunicazione con Forino,
Contrada e Avellino; a SE dalla vallecola S. Nazario-Ciorani per la
quale si passa nel sanseverinese; a S dal passo Madonna del Carmine
che porta a Siano, Castel S. Giorgio e all'agro nocerino-sarnese.
Nel
1754 l'antico fortino fu trasformato in residenza nobiliare a opera
del marchese Nicola Gerardo Miroballo. Della sua maestosità
fanno menzione i seguenti versi scolpiti su di una lapide:
A
Niccolò Miroballo d'Aragona marchese di Bracigliano
-------------
Tra
mortali signor giunger non puole chi del buon gusto vive opra sì
bella. Rinnovator tu fosti alma di quella che puol da noi chiamarsi
eccelsa mole.
1754
Morto nel 1790 senza eredi "in feudalibus" il marchese Cesare
Pasquale Miroballo, il feudo divenne terra regia e per conseguenza
anche il palazzo entrò a far parte del demanio pubblico.
L'ingegnere e architetto Gaetano del Pezzo, durante varie visite a
Bracigliano, osservò con occhio di esperto tecnico, oltre che
di artista, il palazzo marchesale e giunse a conclusioni molto valide.
Ammirava la struttura del palazzo, frutto di un progetto magistrale
per l'armonia, la posizione, le due facciate, anteriore e posteriore,
la struttura dei terranei, dei torrioni, e delle grandi soffitte.
Ma soprattutto lo colpiva il taglio della montagna per la costruzione
dell'edificio. Il semicerchio che chiude il grande cortile, con al
centro la cascata, alimentata dal proprio acquedotto, secondo lui
è opera di vero maestro.
Confrontando il complesso delle opere del Vanvitelli, a lui ben note,
giungeva alla conclusione che il palazzo, per l'architettura in generale
ma soprattutto per il cortile, ottenuto tagliando la montagna, è
opera di Luigi Vanvitelli.
Il palazzo fu acquistato dal sig. Aniello De Simone per se e per i
suoi eredi. Il contratto fu stipulato il 18 giugno 1824 tra il Re
delle due Sicilie Ferdinando I, rappresentato dal principe di Gerace
D. Pasquale Serra e dal sig. D. Aniello Se Simone, proprietario. Il
27 novembre 1938, il palazzo fu acquistato dal Comune.
Notizie
tratte da: "STORIA DI BRACIGLIANO" di P. Teofilo M. Giordano