Il transetto è un po' rilevato sul piano delle navate. Sulla sinistra, in quanto chiesa cattedrale, è collocato il trono vescovile; sulla destra l'organo e quel che resta di un antico ambone del XII-XIV secolo, ornato da mosaici multicolori.

AI centro del transetto, l'altare maggiore in marmo, che nasconde nella curva absidale il coro dei canonici con lo stallo del vescovo. Nell'abside di destra, lo stupendo altare del Tesoro. Su di esso di erge una nicchia di stile rinascimentale mirabilmente decorata, difesa da una grata di ferro all'interno della quale si intravedono statue di Santi in legno policromato con in petto, incassata in argento, la relativa reliquia.

Nella navata trasversa del transetto, a destra, sorge il grande altare dedicato a S. Antonio, sormontato da una superba ancona a stucco lucido in stile rococò napoletano. Con disegno simile, ma non identico, l'altare dell'Assunta.

Nell'elegante dossale è incassato un grande quadro diviso in due tavole che rappresentano, in alto, la Vergine, e, in basso, gli Apostoli attorno al sepolcro vuoto. Nell'abside sinistra del transetto, infine, l'altare che custodisce il SS. Sacramento. Se si segue la scala della navata di destra, si accede alla Cripta del Crocifisso. Essa occupa l'intero spazio corrispondente al transetto della chiesa superiore ed è divisa in due navate da quattro colonne e presenta sul lato maggiore tre absidi.

Le volte sono decorate da finissimi arabeschi in stucco bianco su un delicato fondo di colore rosa pallido. Due grandi finestroni ogivali inondano di luce la cripta. L'altare di fronte allo scalone è dedicato a S. Giuseppe, quello a settentrione a S. Antonio Abate.

L'abside centrale è decorata da due magnifiche colonne di marmo scanalato con capitelli corinzi. Qui si conserva il gruppo statuario ligneo della deposizione di Cristo dalla Croce. Le statue sono tre: il Redentore, la Vergine e S. Giovanni Evangelista.La composizione, di spirito sostanzialmente gotico con reminiscenze romaniche, è datata agli inizi della seconda metà del 1200. Nel lato settentrionale della cripta domina un mausoleo così grande da occupare tutta la navata di sinistra e tanto alto da raggiungerne la volta. È il sepolcro eretto dal patrizio scalene Antonio Coppola per custodirvi le spoglie della consorte Marinella Rufolo, eseguito in stucco policromato nel 1332 da un artista della scuola di Tino da Camaino, maestro senese. È un'opera composta da bellissime scene a bassorilievo e a tutto tondo, con una minuziosa ornamentazione dei fondali e delle cornici.

 

L'ospizio delle monache

In via Torricella, a meno di cento metri dall'ingresso della Grotta l'ospizio delle monache ospitò S. Alfonso e i suoi confratelli a Scaladelle Rivelazioni, si trova una modesta abitazione composta di tre camere ed una sala comune. Il 9 novembre 1732, in questo luogo, ebbe formale origine l'Istituto maschile redentorista. Dopo la messa solenne celebrata dal Vescovo nella Cattedrale di Scala, S. Alfonso ed altri cinque religiosi (Giovanni Mazzini, Pietro Romano, Giovanni Battista de Donato, Vincenzo Mannarini e Silvestro Tosquez), dopo l'emissione dei voti, furono accompagnati in processione dal Clero e dal popolo di Scala e condotti in questo Ospizio di proprietà delle monache, dove soggiornarono prima di trasferirsi nella nuova e più ampia dimora di Casa Anastasio.

Il seme era stato gettato e, pur tra mille difficoltà, umiliazioni e contraddizioni, stava per germogliare la grande famiglia redentorista, con radici sparse in tutto in mondo. Una lapide apposta sul muro esterno della casa, in occasione del 250° anniversario della fondazione dell'Ordine, ricorda lo storico evento.

 

La grotta delle rivelazioni

A cavallo della Valle del Dragone, sotto uno sperone roccioso da dove lo sguardo si allunga fino a raggiungere l'azzurro del mare che si perde nel cielo, s'incunea una grotta solitaria e suggestiva, cara ai redentoristi di tutto il mondo. Scendendo una ripida scala dalla via Torricella si giunge su di un bellissimo balcone proiettato sul verde intenso della valle e, senza accorgertene, ti senti trasportato all'interno della cappella eretta intorno alla Grotta delle Rivelazioni.

In questa incavatura nella roccia, solitaria e suggestiva, S. Alfonso amava ritirarsi e, dopo la recita del Santo Rosario, entrava in intima comunione con la Vergine, che si rivelava al Santo preziosa consolatrice nei momenti di abbandono eNella grotta delle rivelazioni S. Alfonso entrava in comunione di preghiera con la Vergine Maria generosa dispensatrice di doni spirituali. Si raccomanda di entrarci rispettando il silenzio, sostando in raccoglimento per percepire la profonda spiritualità che promana da quelle pietre che gelosamentecustodiscono i segreti degli incontri di S. Alfonso con la Madonna.

Con questi sentimenti al pellegrino è dato percepire sensazioni, aliti e sussurri che ispiravano il cuore di S. Alfonso. Il paesaggio straordinario che ciascuno può ammirare dalla grotta ha spinto il Santo a dare di esso un'interpretazione teologica incentrata sull'Amore. In sintonia con altri Santi sensibili alla magnificenza della natura (S. Francesco d'Assisi, S. Teresa d' Avila, S. Giovanni della Croce), la lettura del paesaggio si fa in S. Alfonso preghiera che scopre

la presenza di Dio. Lo scenario naturale che si contempla dalla grotta é quindi una finestra luminosa aperta al mistero di Dio che, donandoci questo luogo, ci ha amato prima che l'uomo fosse creato. Questo paesaggio é dunque per gli uomini sensibili che ne colgono il senso più profondo e, con S. Alfonso, leggono in esso i segni dell'Amore di Dio e della Sua Gloria, non limitandosi in una riduttiva esclamazione di meraviglia per lo spettacolo naturale.

 

Casa Anastasio

La chiesetta di Casa AnastasioÈ una tipica costruzione padronale, circondata da un vigneto che forma il vertice di un triangolo con il Monastero delle monache redentoriste e la Cattedrale di S. Lorenzo. Vi si accede dalla pedonale per Campidoglio da Piazza Municipio, oppure attraverso una stradina di accesso dalla rotabile per la frazione San Pietro.

Dal 1733 al 1738 raccolse la prima comunità redentorista, che la utilizzò come casa e come chiesa. "La povertà regnava da per tutto. Non avendosi un tabernacolo per riporvi il divin Sacramento, Alfonso lo ripose in una scatola che rese abbellita con fettucce e pannicelli di seta". Nel 1776, l'edificio passerà alla famiglia Anastasio e da questa ad altre famiglie di Scala, per essere poi acquistato definitivamente dalla Provincia napoletana dei redentoristi nel 1954. Sorge su due livelli ed è riconoscibile per il suo caratteristico loggiato, sostenuto da un porticato che si apre verso il mare.

 

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